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NOVITÀ NORMATIVE

CASSAZIONE: L'ALLOGGIO IN CASERMA CONCESSO AL PERSONALE PAGA L'ICI.

Nessun esonero dall'Ici per gli alloggi di servizio delle caserme concessi in locazione o in comodato al proprio personale. Lo ha stabilito la sezione tributaria della Cassazione con tre recenti pronunce (20041 e 20042 del 30/9/2011 e 20466 del 6/10/2011).
Si è così concluso negativamente il contenzioso attivato dal ministero della Difesa, che richiedeva l'esenzione dall'Ici ai sensi dell'articolo 7, comma 1, lettera a) del Dlgs 504/92, applicabile in caso di immobili di proprietà dell'amministrazione destinati a fini istituzionali. La Cassazione ha tuttavia respinto i ricorsi in quanto l'ipotesi di esonero è riferita agli immobili «destinati esclusivamente ai compiti istituzionali». Deve cioè trattarsi di un utilizzo immediato e diretto, che non può configurarsi quando l'alloggio viene ceduto per esigenze di carattere sostanzialmente privato, quali quelle abitative proprie del personale e della relativa famiglia.
Viene quindi confermato l'orientamento giurisprudenziale restrittivo sulla fattispecie di esonero in questione, essendo peraltro noto che le esenzioni non possono essere interpretate estensivamente o per analogia.
La Cassazione si è infatti più volte pronunciata sulla lettera a), offrendo sempre una lettura restrittiva limitata in primo luogo ai soli soggetti indicati dalla norma, ritenendola ad esempio non applicabile agli enti strumentali della Regione in quanto dotati di autonoma soggettività (decisioni 8495/2010 e 14935/2011) e all'Anas in quanto ente pubblico economico (decisione 16030/09). Ma anche dal punto di vista oggettivo è stata più volte negata l'esenzione per gli immobili posseduti dal comune fuori del suo territorio e destinati ad edilizia residenziale pubblica, ancorché concessi in locazione a famiglie bisognose per far fronte all'emergenza abitativa (Cassazione 14098/2010 e 20850/2010). La questione è stata peraltro sottoposta al vaglio della Corte costituzionale, che l'ha dichiarata manifestamente inammissibile ed infondata (ordinanza 172/2011).
Insomma, l'esenzione scatta solo se l'uso degli immobili rientra in senso stretto nei fini istituzionali e non spetta neppure in caso di alloggi concessi in comodato, cioè a titolo gratuito. Deve tra l'altro ritenersi irrilevante la categoria catastale dell'immobile, dovendo invece guardare l'utilizzo concreto dello stesso. In tal senso si è espressa la Cassazione con la sentenza 19732/2010, seppure in merito alla diversa fattispecie di esonero prevista dalla lettera i), da ritenersi applicabile nel nostro caso trattandosi di ipotesi di esonero riferite al medesimo requisito oggettivo ("destinazione" dell'immobile).
Si tratta in sostanza di un orientamento giurisprudenziale che consente ai Comuni di recuperare le annualità pregresse (ovviamente nel rispetto del termine quinquennale) ed è destinato ad avere riflessi anche sulla futura imposta immobiliare, che ha sostanzialmente ribadito l'esonero in questione.
Ma è anche facile prevedere un contrasto interno alla pubblica amministrazione, da una parte gli enti locali e dall'altra l'amministrazione centrale. Resta comunque la possibilità, prevista dall'articolo 59 del Dlgs 446/97, di estendere l'esenzione anche agli immobili non destinati esclusivamente ai compiti istituzionali, come appunto gli alloggi concessi al personale in servizio. Si segnala in tal caso l'opportunità di subordinare l'esonero alla presentazione di un'istanza di parte, con il duplice obiettivo di acquisire i dati su tali edifici pubblici ed eventualmente di scoprire evasioni per gli anni passati.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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