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NOVITÀ NORMATIVE

REBUS RETROATTIVITA' SUI FABBRICATI RURALI.

Il decreto Sviluppo (Dl 70/2011) interviene nuovamente sull'annoso problema dei fabbricati rurali, dando la possibilità ai contribuenti di chiedere la variazione della categoria catastale per quei fabbricati che, presentando i requisiti di ruralità in via continuativa da almeno cinque anni, non erano, alla data del 30 settembre 2011, accatastati in categoria rurale: A/6 se abitazione, D/10 se fabbricato strumentale.
Con Dm 14 settembre 2011 sono state individuate le modalità applicative e la documentazione necessaria per la presentazione della certificazione per il riconoscimento della ruralità dei fabbricati. Il Dm ha istituito la classe "R" per le abitazioni, che sono ora censite in categoria A/6 senza attribuzione di alcuna rendita. Per i fabbricati strumentali classati in categoria D/10 è previsto il mantenimento della rendita catastale precedentemente attribuita.
Nel breve termine concesso (il Dm è stato pubblicato in «Gazzetta Ufficiale» il 21 settembre) sono state numerosissime le richieste di variazione, e ognuna di queste potenzialmente può generare un nuovo contenzioso, visto che l'interpretazione della norma data dai contribuenti si pone (nuovamente) in aperto contrasto con quella data dagli enti impositori.
L'elemento che crea confusione e che legittimerebbe, secondo alcuni, l'uso retroattivo della nuova categoria attribuita dall'Agenzia del territorio è la previsione dell'attestazione del possesso «invia continuativa» a decorrere dal quinto anno antecedente a quello di presentazione della domanda di riconoscimento della categoria rurale.
Secondo i Comuni impositori, invece, la norma fa riferimento a una «variazione della categoria catastale» e non è espressamente prevista alcuna efficacia retroattiva, peraltro in linea con le indicazioni fornite con la circolare 11/T dell'Agenzia del territorio, nella quale vengono esemplificati i casi in cui le variazioni hanno effetto retroattivo. In questa situazione, il Comune deve, in base a quanto previsto dall'articolo 5 del Dlgs 504/92, applicare l'Ici avendo riguardo esclusivamente alla rendita e categoria catastale iscritta in catasto al primo gennaio di ogni anno d'imposizione.
Nessun aiuto è arrivato poi dal Dm attuativo e dalla circolare 6/2011 dell'Agenzia del territorio, che non hanno apportato, come da molti auspicato, alcuna integrazione o chiarimento del Dl 70/2011.
L'incertezza normativa coinvolge i cinque anni d'imposta pendenti (2006-2010) e riguarda tanto i contribuenti (domande di rimborso) tanto i Comuni (atti di accertamento) e potenzialmente potrebbe determinare una perdita di gettito per i Comuni quantificabile in diverse centinaia di milioni di euro.
Mentre la Corte di cassazione continua a decidere le vecchie controversie ritenendo vincolante la categoria catastale iscritta in catasto (da ultimo si veda l'ordinanza 6 ottobre 2011, n. 20432) le Commissioni tributarie a breve dovranno risolvere la querelle sulla portata retroattiva o meno dell'articolo 7, commi 2-bis, 2-ter e 2-quater del Dl 70/2011.
Sembra proprio che Ici e fabbricati rurali rappresentino un problema senza soluzione.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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