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NOVITÀ NORMATIVE

L'IMU RIVISTA BENEFICIA IMPRESE E NEGOZI.

Il fisco locale ridisegnato dal decreto correttivo sul federalismo dei sindaci, approvato in prima lettura la scorsa settimana dal Governo, chiede più soldi agli inquilini e meno ai proprietari degli immobili. La mossa nasce per correggere il difetto d'origine del primo decreto legislativo, che non collegava il voto al pagamento delle tasse (i proprietari di seconde case pagano spesso l'Ici in Comuni diversi da quelli in cui risiedono), senza rimettere in discussione il tabù della neutralità fiscale dell'abitazione principale; il do ut des, però, sana anche non pochi vizi genetici dell'Imu, a partire dai rincari che il nuovo tributo avrebbe imposto a imprese e commercianti.
In pratica, il decreto correttivo divide il fisco municipale in due tronconi: quello dell'Imu arruola gli stessi proprietari coinvolti oggi dall'Ici, che andrà in pensione nel 2013 anziché nel 2014, e quello della Res impatta su chi occupa gli immobili a qualsiasi titolo, sia esso proprietario o inquilino, una categoria fino a oggi ignorata dai tributi comunali.
Il riequilibrio, secondo le cifre scritte nelle bozze circolate negli ultimi giorni, prima di tutto porta l'aliquota di riferimento dell'Imu dal 7,6 al 6,6 per mille. Una buona notizia per i proprietari e soprattutto per le imprese, che con una richiesta di questo tipo non saranno più chiamate a mettere mano al portafoglio in maniera drasticamente più pesante rispetto a oggi. Il problema nasce dal fatto che l'aliquota Imu (più alta del 6,4 per mille mediamente applicato oggi con l'Ici) assorbe anche l'Irpef redditi fondiari, pareggiando il conto per le persone fisiche ma non per negozianti, artigiani e imprese che non pagano l'Irpef in quanto soggetti Ires. Nella versione originaria dell'Imu, il passaggio al nuovo regime avrebbe comportato un aumento medio del 18,75%, che avrebbe toccato la vetta del 52% nelle città (come Milano) dove l'aliquota Ici è congelata al 5 per mille.
Per tamponare il problema, il decreto approvato a marzo prevede la possibilità per i Comuni di abbassare fino a dimezzarla l'aliquota destinata agli immobili non produttivi di reddito Irpef, ma in molte aree lo stato della finanza comunale non lasciava troppe speranze. Il correttivo, con la fissazione dell'aliquota di riferimento al 6,6 per mille, attenua decisamente il problema, perché il nuovo livello si attesta solo al 3,1% in più rispetto a quello medio attuale, e non dovrebbe essere troppo difficile per molti sindaci introdurre un'agevolazione in grado di far pareggiare i conti del prelievo "federalista" con quelli della vecchia Ici.
La nuova misura di riferimento, almeno in teoria, lascerebbe più spazio ai sindaci per mettere in campo qualche forma di politica fiscale attrattiva per le imprese, prevedendo aliquote più leggere. Un negozio di 50 metri quadri in una città di provincia, che oggi paga 858 euro all'anno, dal 2013 pagherebbe 884 euro (cioè 26 in più) con l'aliquota piena, e potrebbe arrivare a pagarne solo 442 con quella dimezzata.
La novità, ovviamente, migliora i conti anche per i proprietari di seconde case, ma per loro lo sconto sarà compensato dalla nuova Res sui servizi indivisibili. Il proprietario di un bilocale in una grande città pagherebbe nel 2013 un'Imu da 465 euro, 209 in meno rispetto all'accoppiata attuale di Ici e Irpef, ma sarebbe chiamato a versarne almeno altri 148 (oltre ai rifiuti) di Res se abita in un bilocale, e 236 se la casa in cui risiede è più grande. In pratica, per lui il fisco nuova versione mantiene gli sconti previsti dall'Imu originaria, attenuati in modo proporzionale alle dimensioni dell'abitazione principale.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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