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NOVITÀ NORMATIVE

VALUTAZIONE DEL PERSONALE INDIPENDENTE

L'applicazione della riforma Brunetta negli enti locali è all'insegna della massima autonomia. Questo è il messaggio delle prime interpretazioni fornite dall'Anci al Dlgs 150/2009 (su cui si veda anche Il Sole 24 Ore del 4 febbraio). L'autonomia coinvolge tutti i soggetti del processo valutativo: la commissione centrale svolgerà la sua attività di supervisione in stretto rapporto con la commissione Anci istituita sulla base del protocollo d'intesa con la Funzione pubblica del 9 ottobre scorso. Ma è in sede di regolamentazione dell'organismo indipendente di valutazione che gli enti potranno giocare il massimo dell'autonomia in quanto la norma di riferimento dettata per la Pa centrale non è applicabile alle autonomie, per le quali i controlli continuano a essere regolati dall'articolo 147 del Dlgs 267/2000.
Sarà dunque l'ente a decidere se mantenere il nucleo di valutazione o sostituirlo con il nuovo organismo indipendente o se percorrere addirittura una terza via. L'autonomia regolamentare è limitata dall'articolo 7 del Dlgs 150, che impone l'indipendenza di tali organismi; secondo l'Anci, ciò si traduce nell'assenza di componenti interni all'ente.
Nulla viene specificato in materia di incompatibilità, e in particolare sugli incarichi in partiti o sindacati. Considerata l'inapplicabilità dell'articolo 14, si può ritenere che l'ente possa decidere quali possano essere condizioni di incompabilità e di professionalità. I principi generali impongono inoltre a questo soggetto la formulazione della proposta di valutazione dei dirigenti di vertice.
L'ente dovrà identificare, sulla base delle propria struttura organizzativa, quali siano i soggetti che rientrano tra i dirigenti di vertice e nel contempo scegliere a chi rimettere (organismo o dirigenti
sovraordinati) la valutazione degli altri dirigenti.
Infine, l'organo di valutazione dovrà valutare la performance dell'ente sulla scorta delle indicazioni che saranno elaborate dalla commissione Anci in collaborazione con la Commissione centrale.
L'Anci prende una chiara posizione nel dibattito su quale sia l'organo di «indirizzo politico», sposando la tesi di chi lo identifica con il sindaco come vertice dell'amministrazione e non quella che lo individua nel consiglio comunale.
Al sindaco andrà quindi formulata la proposta di valutazione, perché a lui rispondono i vertici amministrativi del l'ente (segretario e direttore generale). Il sindaco nomina lo stesso valutatore, alla giunta compete la definizione degli obiettivi di gestione (articolo 169, Tuel).
Mani libere anche nel definire i modelli per i tre livelli di valutazione: individuale, dell'unità organizzativa e dell'ente nel suo complesso. Il modello da adottare per la valutazione individuale dovrà essere definito da ogni ente nel rispetto dei principi generali dell'articolo 3 del Dlgs 150, che prevede per i dirigenti e le posizioni organizzative una valutazione diversa rispetto a quella dei dipendenti. Imprescindibile inoltre il parametro sulla capacita dei dirigenti di differenziare la valutazione. Tra i principi inderogabili l'Anci non richiama tutta la tematica introdotta in modo esplicito dall'articolo 9 del Dlgs 150 sulle competenze professionali e manageriali dimostrate dal personale dirigente nonché le competenze, comportamenti professionali e organizzativi degli altri dipendenti.
Il mancato richiamo può essere letto come esclusione di tali elementi in sede di valutazione della performance. La definizione dell'unità organizzativa, oggetto del secondo livello di valutazione, sarà definita dall'ente con la possibilità, nei comuni di minori dimensioni, di farla coincidere con la valutazione individuale. Al contrario, la valutazione del l'ente nel suo complesso dovrà rispondere alle scelte, ancora autonome, adottate a livello nazione da parte dei rappresentanti dei comuni.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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