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NOVITÀ NORMATIVE

DDL STABILITA' 2012: ULTIME NOVITA'.

Expo 2015 in salvo. Anche qualora il comune di Milano non dovesse rispettare il patto di stabilità (l'assessore al bilancio, Bruno Tabacci ha minacciato di dimettersi se palazzo Marino non riuscisse a centrare gli obiettivi, legati in larga misura alla vendita delle quote in Serravalle e Sea) gli investimenti per l'Esposizione universale non saranno bloccati. Dello stesso trattamento di favore beneficerà anche la provincia di Milano. Mentre il comune di Barletta potrà scomputare dal saldo rilevante ai fini del Patto le spese sostenute (fino a un massimo di un milione di euro) per gli interventi conseguenti al crollo del fabbricato di via Roma.
Con gli ultimi emendamenti al ddl stabilità approvati ieri in commissione bilancio del senato la maggioranza ha dispensato un po' di aiuti qua e là per lo Stivale (tanto che qualche senatore non ha esitato a definirli «emendamenti marchetta», sono parole di Marco Stradiotto del Pd).
Tra questi il regalo a Giuliano Pisapia è certamente quello più sostanzioso. E reca la firma di un senatore leghista, il relatore del ddl, Massimo Garavaglia.
In via straordinaria, e per il momento solo per il 2012, comune e provincia di Milano vedranno attenuarsi notevolmente le sanzioni stabilite dal dlgs n. 149/2011 (attuativo del federalismo fiscale) per il mancato rispetto del Patto. E in particolare:
- la riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio non potrà superare l'1,5% delle entrate correnti registrate nell'ultimo consuntivo (per il comune di Milano che ha entrate pari a 11,6 miliardi di euro, il taglio non potrà dunque superare i 175 milioni di euro);
- non sarà possibile impegnare spese correnti in misura superiore all'importo dei corrispondenti impegni registrati nell'ultimo consuntivo;
- non sarà possibile fare ricorso all'indebitamento per investimenti, a eccezione, appunto, dell'indebitamento legato «esclusivamente alle opere essenziali» connesse all'Expo.
Per palazzo Marino e palazzo Isimbardi, infine, non varrà la regola generale anti-indebitamento appena inserita nella legge di stabilità che impedisce la sottoscrizione di mutui e prestiti senza aver presentato all'istituto di credito erogante l'attestazione di avvenuto rispetto del Patto. Il comune e la provincia di Milano potranno farne a meno limitatamente agli investimenti per l'Expo.
Ma ricapitoliamo tutte le novità contabili di interesse per gli enti locali introdotte dagli emendamenti alla legge di stabilità.
Sconti più bassi per gli enti virtuosi. Complessivamente, il giro di vite è pari, per le province, a 1,2 miliardi per il 2012 e a 1,3 miliardi dal 2013, per i comuni, rispettivamente, a 4,2 e 4,5 miliardi. Tali importi, limitatamente al 2012, sono ridotti grazie ai proventi della Robin Tax, stimati (pur con i dubbi della Corte dei conti) in 1,8 miliardi. L'art. 4-bis degli emendamenti rende gli sconti immediati, suddividendoli direttamente fra i comparti interessati in misura proporzionale al peso della manovra imposta a ciascuno di essi, senza più la necessità di un ulteriore decreto ministeriale di riparto: 150 milioni vengono assegnati alle province e 520 milioni ai comuni, mentre i restanti 1.030 milioni vanno alle regioni (760 alle ordinarie, 370 alle speciali).
Tali riduzioni sono state operate a monte della definizione dei coefficienti per il calcolo degli obiettivi di Patto, per cui a beneficiarne sono tutti gli enti di ciascun comparto; è stata quindi eliminata la previsione che escludeva dalla platea i comuni che non istituiranno il consiglio tributario entro il 31 dicembre 2011 (per essi l'unica sanzione rimane la limitazione dei premi per la lotta all'evasione fiscale).
Un ulteriore sconto arriva grazie al bonus da 200 milioni di cui all'art. 20, c. 3, del dl 98/11, che viene anch'esso suddiviso in modo diretto, evitando il ricorso ad un successivo decreto: 20 milioni vanno alle province, 65 ai comuni e 95 alle regioni ordinarie (sono escluse le speciali), mentre i restanti 20 saranno assegnati agli enti che parteciperanno alla sperimentazione dei nuovi schemi contabili ex dlgs 118/11. Anche tale riduzione è già incorporata nei coefficienti, ma il riparto fra i singoli enti sarà disposto dal decreto del Mef che identificherà i virtuosi.
Coefficienti e obiettivi. Il testo conferma l'impianto generale definito dalla legge 220/2010. Per gli enti locali gli obiettivi sono declinati in termini di competenza mista assumendo come riferimento la spesa corrente media 2006-2008 in termini di impegni. Ovviamente, la nuova stretta imposta dalle ultime due manovre estive ha reso necessario un incremento dei coefficienti da applicare a tale base di calcolo, che la legge di stabilità 2011 fissava al 10,7% per le province ed al 14% per i comuni.
Per le province, l'asticella sale al 16,5% per il 2012 ed al 19,7% a decorrere dal 2013, mentre per i comuni si colloca al 15,6% per il 2012 per scendere al 15,4% dal 2013. Tali valori, peraltro, sono provvisori e dovranno essere ulteriormente incrementati nel momento in cui saranno identificati gli enti virtuosi, ma comunque non potranno superare una soglia massima fissata, per le province, al 16,9% nel 2012 e al 20,1% dal 2013 e per i comuni al 16% per il 2012 e al 15,8% dal 2013.
Per il resto, come si diceva, valgono le stesse regole di calcolo già previste lo scorso anno, compresa la nettizzazione del taglio dei trasferimenti (nel frattempo fiscalizzati) previsti dall'art. 14 del dl 78/2010. Sostanzialmente confermate anche le regole di monitoraggio e certificazione dei risultati, il regime particolare per Roma capitale, le deroghe per gli enti commissariati o di nuova istituzione e le sanzioni.
Enti virtuosi. Sul punto si registrano notevoli cambiamenti. In primo luogo, le classi di virtuosità scendono da 4 a 2. Inoltre, cambiano i relativi criteri, con lo slittamento di alcuni al 2013 e la diretta soppressione di altri. Nel 2012, gli enti locali saranno valutati in relazione in base ai quattro seguenti parametri: rispetto del Patto (verosimilmente dell'ultimo triennio); rapporto fra entrate correnti riscosse e accertate; autonomia finanziaria; equilibrio di parte corrente.
Gli altri cinque parametri (convergenza tra spesa storica e fabbisogni standard; incidenza della spesa del personale; tasso di copertura dei costi dei servizi a domanda individuale; contrasto all'evasione fiscale; dismissioni societarie) saranno applicati dal 2013, mentre scompare il riferimento al coefficiente di correzione connesso alla dinamica nel miglioramento conseguito dalle singole amministrazioni rispetto alle precedenti.
Ai primi della classe verrà assegnato un saldo obiettivo pari a 0 o a un «valore compatibile» con gli spazi finanziari derivanti dall'applicazione agli altri enti della soglia massima. In pratica, come si accennava, lo sconto per gli enti virtuosi potrebbe essere ridotto per garantire una distribuzione più equilibrata della manovra. È confermato che sarà un decreto del Mef (d'intesa con l'Unificata) a individuare i virtuosi e a operare la necessaria rideterminazione dei coefficienti di calcolo degli obiettivi.
Piccoli comuni. Confermata l'inclusione nel Patto, dal 2013, per i comuni fra 1.000 a 5.000 abitanti, come previsto dall'art. 16, c. 31, del dl 138/11. Per essi le regole sono le stesse dettate per gli altri comuni. Nulla è invece disposto per le unioni alle quali i comuni con meno di 1.000 abitanti dovranno obbligatoriamente aderire per gestire in forma associata tutte le proprie funzioni ed i propri servizi, malgrado che il citato art. 16, c. 5, le assoggetti al Patto a partire dal 2014.
FONTE:ITALIA OGGI

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