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NOVITÀ NORMATIVE

IL DIRIGENTE E' RESPONSABILE DELL'ASSEGNAZIONE DEGLI INCENTIVI ALLA PRODUTTIVITA'.

L'erogazione di compensi incentivanti la produttività per attività svolte al di fuori del lavoro ordinario determina il maturare di responsabilità amministrativa in capo al dirigente per tutto l'importo eccedente il compenso per il lavoro straordinario. È questo il principio dettato dalla sentenza della Corte dei conti della Campania 1808/2011.
La sentenza condanna a oltre 100mila euro di sanzione un dirigente del comune di Salerno per avere corrisposto al personale impegnato nella raccolta e smaltimento dei rifiuti risorse aggiuntive derivanti da un progetto obiettivo illegittimo.
La vicenda deriva dalle risultanze di un'ispezione della Ragioneria dello Stato, che vede quindi confermata la bontà della sua attività e che anzi dalla sentenza riceve un'ulteriore legittimazione. Infatti viene riconosciuto che il «contenuto della relazione ispettiva rappresenta, a pieno titolo, una specifica e concreta notizia di danno in ragione della quale la Procura era pienamente legittimata – se non obbligata – a porre in essere ogni iniziativa istruttoria ritenuta necessaria ai fini di individuare le responsabilità amministrativo-contabili connesse al prodursi di un ingente nocumento alle finanze pubbliche e, successivamente, a esercitare l'azione di competenza, sussistendone le condizioni».
La sentenza chiarisce che l'illegittimità della condotta del dirigente deriva dal fatto che «per i progetti obiettivo non risultano essere state rispettate le condizioni normativamente previste per il loro finanziamento, determinando l'utilizzo dei fondi, nella circostanza, un pregiudizio patrimoniale al comune per la loro distribuzione a pioggia». Le indicazioni sulla corretta utilizzazione dello strumento sono state dettate dall'Aran.
La circostanza della presenza di una condizione di emergenza dei rifiuti non è stata intesa come una circostanza esimente del maturare di responsabilità, ma ha determinato unicamente la riduzione della misura della sanzione del 50 per cento.
E ancora l'invocata «impossibilità di coprire i servizi resi con il ricorso ai pressoché inesistenti fondi per il lavoro straordinario» non è neppure un'esimente: «Oggetto di contestazione non è l'utilizzo ex se dei progetti obiettivo, bensì l'inappropriata procedura seguita a tal fine, violativa della disciplina normativamente prevista». E inoltre, entrando nel merito delle scelte, la sentenza evidenzia che si è determinato un danno nella quantificazione del compenso erogato: se «le prestazioni rese dal personale fossero state retribuite come lavoro straordinario avrebbero comportato un costo equivalente a circa 1/3 della spesa sostenuta per i progetti obiettivo».
Da qui la conclusione che il danno erariale deve essere quantificato in tale differenza. «Non vi è luogo, invece, alla valutazione dei vantaggi comunque conseguiti dall'amministrazione perché dall'eventuale corresponsione della retribuzione per lavoro straordinario sarebbero derivati gli stessi benefici».
Il dirigente condannato era quello preposto al servizio di raccolta dei rifiuti; la sentenza stabilisce che la sua condotta può essere qualificata come colpa grave, anche se egli non è un esperto di gestione delle risorse umane. Ciò dipende dalla «palese violazione delle disposizioni disciplinanti il finanziamento dei progetti obiettivo» e perché ciò è avvenuto dopo una nota del segretario «con la quale si censuravano i criteri procedurali seguiti dai dirigenti ai fini dell'utilizzazione dei fondi».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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