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NOVITÀ NORMATIVE

LE UNIONI DI COMUNI NON POTRANNO APPLICARE DIRETTAMENTE L'IMPOSTA DI SOGGIORNO.

Il 2 novembre scorso il Governo ha approvato in prima lettura lo schema di regolamento statale attuativo dell'imposta di soggiorno, introdotta dall'articolo 4 del Dlgs 23/2011. Si dovrebbe così uniformare la disciplina applicativa del tributo, istituito da oltre una ventina di Comuni (tra cui Firenze, Padova e Venezia). Tuttavia, la bozza del regolamento non si limita a completare la normativa primaria, ma cambia addirittura lo scenario degli enti destinatari della norma. Risulta infatti che le Unioni di Comuni non potranno più istituire il tributo se non attraverso i singoli Comuni che le compongono, escludendo la soluzione di attribuire tale potere direttamente al consiglio dell'Unione.
La scelta viene motivata dalla necessità di evitare possibili conflitti fra la stessa Unione e i Comuni che ne fanno parte, i quali potrebbero essere allo stesso tempo città d'arte o essere inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche, e quindi autonomamente legittimati a istituire l'imposta. Si tratta tuttavia di una soluzione discutibile: in primo luogo perché appare in contrasto con la legge 42/2009, che invece intende promuovere l'Unione dei Comuni attraverso un incremento dell'autonomia impositiva; in secondo luogo perché il regolamento attuativo travalicherebbe i confini tracciati dalla norma primaria, che in ogni caso non può essere modificata da una fonte secondaria.
La scelta andrebbe quindi rimessa al legislatore in sede di adozione del decreto correttivo sul fisco municipale. Sul punto la bozza di decreto legislativo è ancora più drastica, in quanto estende a tutti i Comuni (quindi non solo a quelli capoluogo di provincia e a quelli turistici) la possibilità di istituire l'imposta, tagliando completamente fuori le Unioni di Comuni. Senza considerare che nel frattempo alcuni enti – come l'Unione Valdarno e Valdisieve (in Toscana) – hanno già deliberato l'imposta. Insomma, il futuro del tributo per le Unioni dei Comuni appare piuttosto incerto.
Altra questione critica riguarda la legittimità della fonte secondaria che impone adempimenti agli albergatori. Sul punto la bozza di regolamento introduce diversi obblighi in capo ai gestori delle strutture ricettive (dichiarazione, versamento, eccetera), che invece dovrebbero essere coperti da riserva di legge statale. Si tratta peraltro di questioni già sottoposte al vaglio dei giudici amministrativi e sulle quali si attende l'esito del giudizio di merito. Appare pertanto necessario, se si vogliono evitare ulteriori ricorsi contro l'istituzione del tributo, intervenire direttamente sul testo del Dlgs 23/2011, attribuendo ai gestori la responsabilità del versamento e tutti gli altri adempimenti in qualità di sostituti d'imposta.
Inoltre, l'apparato sanzionatorio del tributo è piuttosto debole, non potendo peraltro essere disciplinato dal regolamento attuativo, poiché si tratta di un comparto in cui la riserva di legge è assoluta. Se si escludono le sanzioni residuali previste dall'articolo 7-bis del Tuel, l'unica sanzione applicabile sarebbe quella relativa all'omesso versamento, pari al 30% del tributo non versato (articolo 13 del Dlgs 471/1997). Non sarebbe pertanto possibile colpire la violazione degli obblighi dichiarativi con sanzioni analoghe a quelle previste per i tributi locali.
In conclusione, la bozza di regolamento statale non risolve del tutto il problema relativo alla concreta applicabilità dell'imposta di soggiorno. Si rende quindi necessario un intervento correttivo sul Dlgs 23/2011.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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