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NOVITÀ NORMATIVE

RIDUZIONE IMMEDIATA PER IL DEBITO LOCALE.

L'acuirsi della crisi finanziaria e le tensioni sul debito sovrano hanno indotto il legislatore ad affrontare con molta più decisione rispetto al passato il tema dello stock del debito locale. L'articolo 8 della legge di stabilità (la 183/2011) fissa le ripercussioni di tale crisi sulle autonomie territoriali. Oltre a una previsione (tutta da declinare in sede di attuazione attraverso un decreto ministeriale) di riduzione del debito pro capite, la disposizione impone una "fisiologica" riduzione dello stock del debito in modo indiretto. Per Comuni e Province, attraverso una drastica riduzione del peso degli interessi passivi rispetto alle entrate correnti: per le Regioni, attraverso una riduzione del rapporto (dal 25 al 20%) tra rata di ammortamento ed entrate tributarie non vincolate.
Per gli enti locali, la legge di stabilità anticipa e rafforza il limite entro il quale l'amministrazione può legittimamente ricorrere al credito, attraverso una rivisitazione dell'articolo 204 del Dlgs 267/2000, già modificato sul punto dal Milleproroghe 2011. Da un lato, è anticipato di un esercizio il tetto dell'8 per cento. Dall'altro, si introducono, nei due anni successivi, ulteriori "scalini" di due punti percentuali fino a scendere, in via strutturale dal 2014, al limite del 4% oltre il quale non è possibile contrarre nuovo debito.
I dubbi in campo
La gradualità del limite massimo, ribadita e accentuata con la norma in questione, pone seri problemi alle amministrazioni locali sin da subito in relazione agli stanziamenti di bilancio finanziati con la contrazione di mutui e prestiti. Se per le Regioni non si pongono particolari problemi interpretativi, per gli enti locali la rivisitazione della norma implica una riflessione più ampia. Il limite più stringente per gli enti locali, infatti, sarà operativo solo a partire dal 2014, ponendo non pochi dubbi alle amministrazioni sul comportamento da tenere nel frattempo. La riduzione di quattro punti percentuali in due esercizi finanziari della quota di interessi passivi sulle entrate correnti non può essere sottovalutata nelle scelte di finanziamento degli investimenti e impone fin da subito un'attenta valutazione sia per i mutui ancora da contrarre entro la fine dell'attuale esercizio, sia per la predisposizione del bilancio annuale 2012 e pluriennale 2012/2014.
Riduzione costante
La prossima sessione di bilancio, infatti, obbliga a programmare il rispetto del limite del 4% sull'ultimo anno del bilancio pluriennale. Tale documento non può che essere redatto rispettando i vincoli in vigore fin d'ora. In assenza di una politica orientata alla ristrutturazione e contestuale riduzione del debito, sindaci e presidenti di Provincia che già scontano un peso degli interessi passivi sulle entrate correnti oltre il limite stabilito a regime non possono incrementare la percentuale prevista strutturalmente dal 2014.
Solo in base a un bilancio pluriennale che preveda, nel triennio di riferimento, una costante riduzione del debito attraverso azioni già programmate, è possibile, negli anni 2012 e 2013, realizzare investimenti finanziati con debito compatibili con le percentuali vigenti nell'anno di riferimento, ma non con il limite a regime. La diminuzione della quota interessi sarà abbattuta attraverso una politica di bilancio orientata alla riduzione dello stock del debito.
Un bilancio pluriennale che già indichi un percorso credibile di consistente e stabile abbattimento del debito, peraltro, è in linea con il comma 3 dello stesso articolo 8 e con i vincoli imposti dal patto di stabilità interno.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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