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NOVITÀ NORMATIVE

PATRIMONIALE O ICI: PRO E CONTRO.

Nell'assai confuso dibattito sulle misure da inserire nel quarto decreto anticrisi del 2011, spicca la questione della tassazione riconducibile alla ricchezza. In particolare vengono in rilievo la reintroduzione dell'Ici sulla prima casa e l'introduzione ex-novo di un'imposta sui patrimoni complessivi elevati. La reintroduzione dell'Ici ha alcuni vantaggi, quali: la riassegnazione ai comuni di un cespite di entrata importante, decisivo per il buon funzionamento del federalismo fiscale locale; il riferimento ad un imponibile che si collega, anche se imperfettamente, ai servizi forniti dai comuni; l'uniformazione ai criteri di tassazione vigenti in quasi tutti i paesi.
Vi sono tuttavia anche pesanti svantaggi: il ritorno di un'imposta che, in termini di entrata, è stata sostituita da prelievi largamente gravanti sugli stessi contribuenti che la pagavano, quali la tassa sui rifiuti solidi e l'Irpef comunale; la forte sperequazione della base Ici rispetto ai valori effettivi degli immobili, che crescerebbe nel caso di aumento delle rendite catastali; la messa in difficoltà, a causa del rinnovamento di un gravame fiscale, di larghe fette di popolazione proprietarie della prima casa ma in possesso di redditi complessivi declinanti a motivo della crisi in atto.
La patrimoniale ha invece pochissimi vantaggi: soddisfa l'ideologia di chi afferma che tramite di essa i ricchi piangerebbero; consentirebbe di ridurre altre imposte più direttamente legate ai redditi correnti; ma niente altro. Per contro i veri ricchi, quelli il cui patrimonio (con relative società finanziarie) è baricentrato all'estero, non pagherebbero nulla; si toccherebbero pesantemente i depositi e i titoli pubblici degli italiani, operazione in questa fase pericolosissima; si esenterebbero i detentori esteri di asset italiani, con incentivo alle esterovestizioni, e comunque con incoraggiamento della detenzione di titoli pubblici italiani da parte di soggetti esteri, consegnando l'Italia al ricatto permanente; vi sarebbe sovrapposizione con la reintroduzione dell'Ici, per fasce di possessori di patrimonio non grande; consumi ed investimenti sarebbero depressi; e molto altro ancora.
C'è una via d'uscita, che permette di massimizzare i vantaggi e di ridurre al minimo gli svantaggi della reintroduzione dell'Ici, tacitando anche chi vuole mettere in rilievo il patrimonio: la riconsiderazione dell'Ici (o Imu che sia), ma con agevolazioni legate all'Isee, ovvero all'indicatore della situazione economica complessiva dei residenti nella prima casa, nel quale il patrimonio complessivo, al netto della prima casa medesima, gioca un ruolo decisivo.
Tale indicatore, oggi gestito dall'Inps, è già largamente sperimentato, ed è operativo per molti servizi pubblici, molti dei quali erogati a livello comunale: non si vede dunque perché non debba essere usato per le agevolazioni Ici, che riguardano i Comuni. È evidente inoltre che le obiezioni alla nuova Ici sarebbero ridotte al minimo, con possibilità di evoluzioni positive, quali: la modulazione dell'aliquota in funzione dei servizi effettivi; una revisione mirata delle rendite catastali; l'uso del prelievo per la gestione del territorio urbano.
FONTE: ITALIA OGGI

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