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NOVITÀ NORMATIVE

DAL 1/10/2012 AUMENTO SICURO DELL'IVA.

È sicuro l'aumento dell'Iva nell'ultimo trimestre dell'anno prossimo: dal 1° ottobre al 31 dicembre 2012 le misure dell'imposta, eccettuata quella minima del 4%, saliranno di due punti percentuali. L'aliquota ordinaria passerà dunque al 23% e quella intermedia al 12%. In futuro, si vedrà. Se non sarà attuata la riforma fiscale, gli aumenti diventeranno definitivi e saranno seguiti, anzi, da un ulteriore incremento di mezzo punto dal 2014. Se invece la riforma si farà, si potrebbe tornare ai livelli attuali. A meno che, cosa non improbabile, non sarà la stessa riforma a modificare la situazione.
Questo è quanto emerge dalla versione definitiva dell'articolo 18 del decreto-legge «salva-Italia».
La stesura finale della norma ha riservato dunque una sorpresa rispetto al testo diffuso inizialmente, nel quale gli aumenti dell'Iva in agenda erano comunque subordinati alla mancata attuazione della riforma.
Sono state inoltre modificate le cifre delle maggiori entrate collegate alla riforma stessa, rispetto a quelle che erano state fissate dal dl n. 98/2011.
Ma vediamo più in dettaglio gli effetti delle modifiche che l'articolo 18 del decreto Monti apporta all'art. 40, commi 1-ter e 1-quater, del dl n. 98/2011.
Anzitutto viene sostituito integralmente il comma 1-ter, che prevedeva, nell'ipotesi di mancata attuazione della riforma fiscale entro il 30 settembre 2012, i famosi tagli lineari ai regimi di esenzione, di esclusione e di favore fiscale elencati nell'allegato C-bis al decreto stesso, nonché, in alternativa, possibili modifiche alle aliquote delle imposte indirette.
Il nuovo comma 1-ter, come sostituito dal decreto Monti, è composto da tre disposizioni distinte:
- la prima stabilisce che a decorrere dal 1° ottobre 2012 sino al 31 dicembre 2012 le aliquote Iva del 10 e del 21% sono incrementate di 2 punti percentuali, per cui passano rispettivamente al 12 e al 23%;
- la seconda prevede la conferma del predetto aumento a decorrere dal 1° gennaio 2013;
- la terza, infine, stabilisce che le suddette aliquote sono ulteriormente aumentate di mezzo punto percentuale a decorrere dal 1° gennaio 2014.
Viene inoltre modificato il comma 1-quater, prevedendo che la seconda e la terza disposizione di cui sopra non si applicano qualora entro il 30 settembre 2012 siano entrati in vigore provvedimenti legislativi in materia fiscale e assistenziale, aventi ad oggetto il riordino della spesa in materia sociale, nonché la eliminazione o riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale che si sovrappongono alle prestazioni assistenziali, tali da determinare effetti positivi, ai fini dell'indebitamento netto, non inferiori a 13.119 milioni di euro per l'anno 2013 e a 16.400 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2014.
In pratica, se entro settembre del prossimo anno non sarà attuata la riforma fiscale, tale da assicurare i risultati positivi come sopra rideterminati dal decreto Monti, le risorse arriveranno dalla stabilizzazione dell'aumento delle aliquote Iva, prevista dalla seconda disposizione, e da un ulteriore aumento di 0,5 punti, dal 1° gennaio 2014, delle aliquote stesse, che da tale data passerebbero così al 12,5% (aliquota intermedia) e al 23,5% (aliquota ordinaria). Va sottolineato che, in base alla «clausola di salvaguardia» confezionata dal decreto Monti attraverso la rielaborazione del comma 1-quater dell'art. 40 del dl n. 98/2011, per scongiurare gli aumenti dell'Iva occorrerà che le disposizioni della riforma entrino in vigore entro settembre 2012, non essendo sufficiente la semplice «adozione».
Questo, però, è uno scenario ancora tutto da verificare, perché dipenderà, appunto, dal varo o meno della riforma fiscale.
Quello che è certo, invece, è che negli ultimi tre mesi del prossimo anno l'Iva peserà di più sui consumi degli italiani, perché l'aliquota del 10% passerà al 12%, mentre quella ordinaria del 21% passerà al 23%.
FONTE: ITALIA OGGI

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