PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

NON SI COMPENSANO LE SPESE ANCHE SU LITI DI MODESTA ENTITA'

Il valore modesto della controversia non giustifica la compensazione delle spese del giudizio, anche se a soccombere è l'agenzia delle Entrate, che, quindi, deve essere condannata al pagamento. A precisarlo è la Commissione tributaria regionale della Puglia (Sezione XIV, sentenza n. 8 del 29 gennaio 2010), che, molto probabilmente per la prima volta, fa riferimento alle nuove regole sulle spese processuali introdotte dal 4 luglio 2009, con la riforma del codice di procedura civile.
La vicenda
Questi, in sintesi, i fatti. Un contribuente ricorreva avverso due atti di contestazione con i quali l'ufficio dell'agenzia delle Entrate irrogava la sanzione per 258,00 euro ciascuno per asserite violazioni in materia di comunicazione d'installazione di registratori di cassa.
La commissione tributaria provinciale adita dal contribuente accoglieva il ricorso. Argomentando la decisione assunta, tuttavia, compensava le spese processuali per il "valore modesto della controversia".
La decisione veniva appellata dal contribuente il quale, in sintesi, lamentava che i giudici avevano erroneamente compensato le spese in ragione del valore della causa considerato appunto modesto.
Secondo il contribuente proprio la modesta entità della controversia avrebbe dovuto comportare la doverosa applicazione del principio della soccombenza, pena la irrimediabile compromissione del diritto di difesa.
L'agenzia delle Entrate si difendeva sostenendo che i giudici tributari non hanno l'obbligo di condannare, bensì la facoltà di compensare in tutto o in parte le spese di giudizio allorché ricorrano giusti motivi e che tale scelta è insindacabile.
La decisione d'appello
La Commissione regionale, condividendo le tesi del contribuente ha ritenuto l'appello del contribuente fondato e quindi lo ha accolto.
In particolare, secondo i giudici, il valore della causa - modesto o rilevante che sia - non può costituire parametro di riferimento equo, ragionevole e sufficiente a giustificare la compensazione delle spese di giudizio nel quale, invece, l'importanza della materia del contendere è data dalla complessità e difficoltà delle questioni giuridiche implicate. Se così non fosse, rileva la sentenza, l'interesse ad agire in giudizio, da parte del soggetto economicamente debole, sarebbe assurdamente condizionato, se non addirittura sacrificato, dalla capacità o meno di far fronte comunque -anche in caso di vittoria - al pagamento delle proprie spese processuali, in palese violazione dei fondamentali diritti costituzionalmente riconosciuti ad ogni cittadino.
A maggior ragione, evidenziano i giudici, in conseguenza della recente modifica all'articolo 92 del codice di procedura civile, che impone al giudice di compensare parzialmente o per intero, le spese tra le parti, solo se vi è soccombenza reciproca o concorrono altre gravi ed eccezionali ragioni, che devono essere esplicitamente indicate nella motivazione.
Non ricorrendo, nel caso in esame, nessuna di queste circostanze, la Commissione regionale ha con dannato l'Agenzia al pagamento delle spese sia di primo grado sia dell'appello.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

SCADENZIARIO

<ottobre 2020>
lunmarmergiovensabdom
2829301234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930311
2345678
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio