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NOVITÀ NORMATIVE

RISCHIO AUMENTI DELLE ALIQUOTE PER COPRIRE LA QUOTA STATALE.

Ma siamo certi che l'impennata delle basi imponibili sulla casa basti ai sindaci per "pagare" il 50% della nuova Imu da girare allo Stato? Non si tratta di un dettaglio tecnico, perché l'arrivo dell'Imu porta con sé anche la libertà di ritoccare le aliquote, «congelate» dal 2008, e il giro di giostra dei gettiti ipotizzato dal decreto «salva-Italia» non fosse a somma zero per i Comuni, in molti casi la contromisura obbligata sarebbe quella di alzare ulteriormente il conto per i cittadini. E il record storico dei 53 miliardi dal mattone sarebbe sfondato prima ancora di consolidarsi.
Lo stesso ministro Giarda concorda sulla «necessità di rivedere il meccanismo», e due calcoli sugli immobili diversi dall'abitazione principale mostrano il problema. La tabellina qui sopra ipotizza la situazione in un Comune-tipo, e fa i conti del gettito vecchio e nuovo sulle abitazioni diverse dalla prima e su negozi e immobili strumentali. I moltiplicatori da applicare alle rendite per calcolare l'Imu aumentano la base imponibile (del 60% nel caso di abitazioni e negozi, del 20% per le imprese), ma in modo insufficiente a raddoppiare il gettito. Risultato: rispetto alla situazione di oggi, il nostro Comune tipo perde da queste voci il 10 per cento. L'Ici attuale è calcolata ad aliquota media (6,6 per mille), per cui il rischio diventa ancora più concreto nei Comuni che oggi applicano un'aliquota più bassa.
Il decreto salva-Italia, certo, offre ai sindaci anche la possibilità di abbassare le richieste fiscali, ma viste le premesse quest'ipotesi rischia di rimanere accademica. La metà statale dell'Imu sugli immobili che non sono prime abitazioni, peraltro, andrà calcolata sempre con l'aliquota di riferimento al 7,6 per mille e al lordo di eventuali detrazioni e sconti locali, per cui abbassare l'aliquota significherebbe per il sindaco devolvere a Roma fino al 60-70% cento del gettito effettivo. Dal momento che la manovra si preoccupa anche di tagliare di 1,45 miliardi il fondo di riequilibrio, tanta generosità da parte degli amministratori comunali pare improbabile.
Per avere la riprova del problema, politici e funzionari del servizio bilancio devono condurre un'operazione abbastanza semplice. Individuare le due basi imponibili, cioè abitazioni principali e altri beni, e applicare alla prima l'aliquota del 4 per mille con la detrazione e alla seconda quella del 7,6 per mille, dividendo in due il risultato: in moltissimi casi il nuovo sistema rischia di attestarsi sotto il gettito oggi garantito dai soli immobili diversi dalla prima casa. Il cambio d'anno, di conseguenza, potrebbe riservare un ulteriore stretta rispetto al regime "teorico" previsto dalla manovra, che soprattutto per negozi e imprese è già decisamente salato.
Per i sindaci, del resto, le cose non sembrano andare meglio dalle parti della prima casa. Il ritorno dell'imposta aumenterà la base imponibile, congelata dal 2008, ma la super-detrazione e l'addio ai trasferimenti compensativi rischia di non far quadrare i conti nemmeno su questo fronte. Con un "dettaglio" da non trascurare: l'aumento di aliquote per superare l'effetto delle detrazioni non farebbe pesare il conto sulle case più di valore, ma su quelle che hanno la sfortuna di presentare tariffe d'estimo più elevate. Una variabile, quest'ultima, spesso indipendente dal reale valore di mercato.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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