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NOVITÀ NORMATIVE

DAL 2013 RES E PRELIEVO UNICO PER I SERVIZI INDIVISIBILI.

Dal 2013 gli attuali prelievi sui rifiuti (Tarsu e Tia) scompaiono per far posto a un nuovo tributo comunale, che prevede peraltro una maggiorazione per i servizi indivisibili. L'articolo 14 del Dl 201/2011 risolve così la controversa questione sulla natura giuridica del prelievo optando per la tesi tributaria, in linea con la recente giurisprudenza di Consulta e Cassazione, invertendo una rotta che rischiava di mandare in tilt i Comuni dopo la norma interpretativa del Dl 78/2010 e la discutibile circolare 3/2010 del Mef.
Il decreto Monti riprende la normativa Tarsu-Tia confermando la commisurazione basata su un criterio presuntivo e non sull'effettiva quantità di rifiuti prodotti. Il parametro di riferimento resta la superficie calpestabile, ma solo per gli immobili dei gruppi catastali D ed E (opifici, alberghi, ospedali, banche, stazioni, porti, eccetera), mentre per le unità «a destinazione ordinaria» (categorie A, B e C) la superficie imponibile è pari all'80% di quella catastale. Secondo la relazione governativa verrebbe confermato il principio di determinazione della superficie di riferimento introdotto dal 2005 per la Tarsu ed esteso dal 2007 alla Tia, definendo chiaramente la percentuale di superficie tassabile, a differenza di quanto attualmente previsto dall'articolo 70, comma 3, del Dlgs 507/93, il quale dispone che «la superficie di riferimento non può in ogni caso essere inferiore all'80 per cento».
In realtà non si tratta di una semplice precisazione poiché la superficie catastale rappresenta per la Tarsu- Tia un criterio presuntivo mentre con il nuovo tributo costituisce la "base imponibile", passando così da una norma procedurale con finalità antielusiva (presunzione relativa) a una disposizione sostanziale (presunzione assoluta). Si tratta di una soluzione discutibile perché rischia di snaturare i presupposti del tributo, da correlarsi alla situazione di fatto (superficie, uso e tipologia dell'attività) e non alle risultanze catastali, che potrebbero non corrispondere alla situazione reale causando effetti distorsivi, oltre alle difficoltà di allineamento dei dati catastali.
Maggiori perplessità desta inoltre la parte relativa ai servizi indivisibili, che dal punto di vista giuridico dovrebbe configurarsi un'"imposta". Il prelievo è destinato infatti a finanziare i servizi comunali non tariffabili e non a domanda individuale (illuminazione, manutenzione strade, eccetera). La base imponibile è costituita da una maggiorazione da applicare alla componente rifiuti, senza tuttavia considerare che l'introduzione di un'imposta sulla superficie immobiliare apre le porte a una questione di legittimità costituzionale per violazione dell'articolo 53, oltre che di compatibilità con i principi comunitari.
Non si ravvisa infatti alcuna relazione con gli indici di capacità contributiva (reddito, patrimonio, consumo) né dal punto di vista soggettivo, poiché la maggiorazione colpisce gli occupanti degli immobili e non i proprietari, né dal punto di vista oggettivo in quanto il parametro di riferimento resta la superficie. Inoltre appare evidente che la componente servizi indivisibili graverebbe maggiormente sulle attività esercitate su ampie superfici, a prescindere dalla loro redditività. Rappresenta peraltro un'aggravante il fatto che il legislatore l'abbia concepita come maggiorazione: lo stretto collegamento con la componente rifiuti rischia di compromettere la legittimità dell'intero tributo comunale.
L'unicità del prelievo (identica base imponibile) potrebbe infatti violare il principio comunitario "chi inquina paga": sul punto la Corte di Giustizia Ue (sentenza C-254/08 del 16 luglio 2009) ha affermato la compatibilità della Tarsu a condizione che non vengano addebitati a determinate categorie costi manifestamente sproporzionati rispetto ai rifiuti prodotti, circostanza che potrebbe verificarsi per le grandi utenze.
Un ulteriore profilo critico riguarda il versamento del tributo, da effettuare «esclusivamente al Comune». Questa volta il legislatore ha utilizzato un linguaggio chiaro impedendo ai Comuni di esternalizzare la riscossione spontanea del prelievo, come si evince dalla deroga all'articolo 52 del Dlgs 446/97 e dall'utilizzo del l'avverbio «esclusivamente». Si tratta comunque di una soluzione incompatibile con l'articolo 117, comma 3, del Dlgs 267/2000 (Tuel) qualora il servizio sia gestito da un soggetto diverso dall'ente.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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