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NOVITÀ NORMATIVE

IMU : MODIFICHE IN CORSO.

L'Imu cambia pelle. Grazie all'innalzamento della franchigia di 200 euro con l'applicazione di una maggiorazione di 50 euro per ogni figlio di età non superiore a 26 anni. E all'introduzione dell'obbligo di accatastamento dei fabbricati rurali ancora censiti al catasto terreni. Questi i principali emendamenti, presentati in Commissione bilancio e finanze della Camera, al dl n. 201/2011 (cosiddetta Manovra Monti), aventi a oggetto l'anticipazione dell'imposta municipale propria.
Il primo intervento riguarda la detrazione introdotta dal primo periodo, del comma 10, dell'art. 13 della manovra che è stata fissata in euro 200; a tale ammontare, limitatamente agli anni 2012 e 2013, si aggiunge una maggiorazione di euro 50 per ogni figlio, di età non superiore a 26 anni, che dimori e sia residente nell'unità destinata ad abitazione principale, fino a raggiungere il tetto massimo di euro 400.
Ciò significa che, per esempio, se l'imposta dovuta sull'abitazione principale, tenendo conto delle nuove aliquote e degli aumenti dei moltiplicatori, è pari a 1.000 euro e il nucleo è composto dai coniugi più tre figli minorenni, da detto importo si detrae la franchigia fissa (euro 200) più la maggiorazione spettante (3 x 50) pari a euro 150, dovendo versare esclusivamente euro 650 (1.000 - 200 - 150). Presumibilmente, al fine di neutralizzare quest'ulteriore abbattimento destinato alle famiglie numerose, l'emendamento in commento interviene nuovamente sui fabbricati rurali, in due direzioni radicalmente opposte.
La prima destinata a regolarizzare le posizioni che, nelle more della conversione in legge della manovra in commento, hanno comunque proceduto, ai sensi del comma 2-bis, dell'art. 7, dl n. 70/2011 a presentare la variazione di categoria per le unità abitative (A/6) o per gli immobili strumentali (D/10), sebbene oltre il termine prescritto dalle stesse disposizioni (30/09/2011).
La seconda, invece, che si pone l'obiettivo di recuperare gettito sui fabbricati che sono ancora rimasti censiti nel catasto terreni; tali fabbricati, ancorché in possesso dei requisiti di ruralità, di cui ai commi 3 e 3-bis, dell'art. 9, dl n. 557/1993, infatti, non sono attualmente dotati di rendita, in quanto assorbiti dal reddito dei terreni.
Detto ultimo intervento prevede che questi fabbricati, legittimamente mantenuti nel catasto terreni poiché non soggetti a modifiche o trasferimenti che hanno reso obbligatorio il passaggio al catasto urbano (circ. 96/T/1998), dovranno essere accatastati al catasto edilizio urbano entro il 30/11/2012, con le modalità prescritte dal decreto 19/04/1994 n. 701, fatto salvo il caso di quelli che costituiscono oggetto di inventariazione ai sensi del comma 3, dell'art. 3, dm 2/01/1998 n. 28.
Inoltre, per questi fabbricati, nelle more dell'accatastamento, l'imposta municipale propria deve essere corrisposta sulla base della rendita delle unità similari già iscritte in catasto, naturalmente a mero titolo di acconto e fatto salvo il necessario conguaglio.
Il conguaglio sarà determinato dagli enti territoriali (comuni) sulla base della rendita attribuita, si ritiene in via definitiva, ai sensi del citato decreto n. 701/1994 mentre, in caso di inerzia da parte del proprietario e/o del titolare di diritti sugli immobili, i comuni richiederanno la presentazione degli atti di aggiornamento con l'indicazione della data cui riferire la mancata presentazione della denuncia catastale; se i soggetti interessati non ottempereranno alla richiesta entro novanta giorni dalla notificazione, gli uffici provinciali dell'Agenzia del territorio provvederanno all'iscrizione in catasto dell'immobile, notificando le risultanze del classamento e la relativa rendita. In caso di surroga, il Territorio recupererà i costi inerenti all'adempimento stesso e applicherà le sanzioni previste per le violazioni dell'articolo 28, rdl 13/04/1939, n. 652, convertito, con modificazioni, dalla legge 11/08/1939, n. 1249; si ricorda che, a decorrere dall'1/7/2011, le sanzioni indicate sono state quadruplicate e, pertanto, il minimo passa da euro 258 a euro 1032 e il massimo da euro 2.066 a euro 8.264 euro e che (circ. n. 4/T/2011) il nuovo regime sanzionatorio si rende applicabile per le violazioni commesse dal 1° maggio (decorrenza postergata al 1° luglio, con dl n. 70/2011) e non sono retroattive. Infine, altri interventi di restyling delle disposizioni in commento, con l'introduzione della lettera b-bis), al comma 4, dell'art. 13, che introduce il moltiplicatore 80 per i fabbricati classificati nella categoria «D/5».
FONTE: ITALIA OGGI

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