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NOVITÀ NORMATIVE

PATTO 2011: SCONTI DI FINE ANNO.

Patto di stabilità 2011 più leggero grazie alle premialità finanziate con le sanzioni a carico degli enti che hanno sforato l'obiettivo dello scorso anno. Ma il grave ritardo con cui il decreto di riparto del Mef è stato approvato rischia di pregiudicare l'efficacia dell'intervento.
Lo strumento è quello previsto dall'art. 1, comma 122, della legge 220/10, come sostituito dall'art. 7, comma 5, del dlgs 149/11: con proprio decreto emanato di concerto con il Viminale e d'intesa con la Conferenza stato-città e autonomie locali, il Mef autorizza la riduzione degli obiettivi annuali degli enti in regola con il Patto per un importo complessivamente pari al taglio operato a carico degli enti che nell'anno precedente sono, invece, risultati inadempienti.
Chi non rispetta il Patto, infatti, incappa in una decurtazione del fondo sperimentale di riequilibrio (che, con il federalismo fiscale a regime, sarà sostituito dal fondo perequativo) quantificata in ragione dell'entità dello sforamento realizzato ma, comunque, non superiore al 3% delle entrate correnti registrate nell'ultimo consuntivo.
Tale clausola di salvaguardia, introdotta dal decreto «premi e sanzioni», ha ridimensionato il monte risorse a disposizione degli enti virtuosi rispetto ai circa 95 milioni di euro stimati inizialmente considerando solo la differenza fra saldo ed obiettivo degli enti che lo scorso anno hanno sfondato (si veda ItaliaOggi del 12 agosto). L'importo degli effetti finanziari delle sanzioni per i 48 comuni che non hanno rispettato il Patto 2010 è, infatti, risultato pari a 10.038.090 euro, mentre l'unica provincia inadempiente ha ceduto al banco 1.388.943 euro.
Per distribuire tali somme, il decreto licenziato dalla Stato-città il 21 dicembre scorso utilizza i medesimi meccanismi del dpcm che, a marzo, ha distribuito agli enti locali i 480 milioni stanziati dall'art. 1, comma 93, della legge 220/11.
Nel caso dei comuni, si è scelto di circoscrivere la misura ai soli enti con meno di 10 mila abitanti (vale la rilevazione Istat al 31 dicembre 2009): per questi enti il patto 2011 non potrà chiedere più del 5,14% delle spese correnti medie 2006-2008 (il dpcm di marzo fissava la soglia al 5,4%). Per le province si considera, invece, l'incidenza percentuale della riduzione dei trasferimenti, operata con il decreto del Ministero dell'interno del 9 dicembre 2010, sulla media delle spese correnti 2006-2008: laddove tale rapporto sia superiore al 7%, esse riducono il proprio obiettivo di un importo pari alla somma dei valori ottenuti moltiplicando la popolazione per 0,068 e la superficie territoriale per 9.
Il decreto non chiarisce le modalità con cui gli enti interessati dovranno comunicare alla ragioneria generale dello stato la variazione del proprio obiettivo: al riguardo, si ritiene che valga quanto disposto dal decreto del Mef del 7 giugno scorso, che prevede che la comunicazione avvenga esclusivamente tramite il sistema web non oltre il 31 dicembre (cioè entro domani, sempre che il decreto venga pubblicato per tempo).
Proprio la tempistica è, al solito, l'aspetto più critico della vicenda: gli sconti arrivano ad esercizio ormai chiuso, risolvendosi, di fatto, in una piccola sanatoria per gli enti in difficoltà. Chi invece era già allineato con il proprio obiettivo non avrà modo di utilizzare i maggiori spazi per pagare le (tante) fatture ferme, realizzando un surplus che, per di più, non potrà essere recuperato l'anno prossimo.
Infine, ricordiamo i prossimi passaggi legati al Patto 2011: entro il 31 gennaio 2012 dovranno essere trasmesse al Mef (sempre via web) le risultanze per l'intero anno 2011, mentre entro il successivo 31 marzo dovrà essere inviata (esclusivamente a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento) la certificazione del saldo conseguito sottoscritta dal rappresentante legale, dal responsabile del servizio finanziario e dall'organo di revisione economico-finanziaria.
FONTE: ITALIA OGGI

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