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CASSAZIONE: L'ENTE ECCLESIASTICO PAGA L'ICI SE C'E' LA RETTA.

Non c'è pace per le agevolazioni Ici degli immobili posseduti dagli enti ecclesiastici. È sempre di attualità, infatti, la questione del trattamento fiscale che deve essere riservato a questi immobili, tenuto conto della loro destinazione che non sempre può essere qualificata non commerciale.
La Corte di cassazione, con l'ordinanza 23548 dell'11 novembre 2011, ha affermato che un fabbricato utilizzato per l'assistenza di pensionati, che pagano delle rette mensili, è soggetto al pagamento dell'Ici perché l'attività è svolta con finalità commerciali.
Per i giudici di piazza Cavour, il beneficio dell'esenzione dall'imposta non spetta per gli immobili degli enti ecclesiastici «aventi fine di religione e di culto», «che siano destinati allo svolgimento di attività oggettivamente commerciali». La pronuncia sfavorevole per l'istituto religioso ha avuto come ulteriore effetto negativo la condanna a pagare le spese processuali al comune di Orvieto.
In realtà, sulla questione delle agevolazioni per gli enti non profit esiste un contrastante orientamento giurisprudenziale. Per esempio, la Commissione tributaria provinciale di Verbania (sentenza 42/2010) ha escluso l'esenzione Ici se in uno stesso immobile convivono attività religiose e commerciali.
Quindi, ha ritenuto non esente da Ici un fabbricato utilizzato direttamente da una comunità religiosa destinato a casa per ferie, anche quando nell'ambito delle strutture vi sia la presenza di un luogo di culto. Mentre la Commissione tributaria regionale di Torino (sentenza 75/2010) ha sostenuto che gli immobili degli enti ecclesiastici destinati a casa per ferie non sono soggetti all'Ici, nonostante gli ospiti siano tenuti a pagare un corrispettivo. E non si perde il diritto all'esenzione dal pagamento dell'imposta se i fabbricati vengono parzialmente utilizzati per fini commerciali.
Anche il Dipartimento delle Finanze del ministero dell'Economia (circolare 2/2009) ha preso posizione sulla questione e ha fornito dei chiarimenti sulle varie tipologie di attività che hanno diritto a fruire delle agevolazioni, fissandone i limiti. Per il Dipartimento, gli enti non commerciali sono esonerati dal pagamento dell'Ici solo se le attività che svolgono non hanno natura commerciale. Nello specifico, devono mancare gli elementi tipici dell'economia di mercato (quali il lucro soggettivo e la libera concorrenza) e devono essere presenti le finalità di solidarietà sociale. Spetta poi agli enti fornire la prova che ricorrano in concreto le condizioni previste dalla legge per avere diritto all'esenzione.
L'articolo 7 del decreto legislativo 504/1992, che ha formato oggetto di interpretazione autentica con l'articolo 39 del decreto Visco-Bersani (223/2006), genera dei dubbi in quanto riconosce l'esenzione alle attività ricreative, culturali, didattiche, sportive, assistenziali, sanitarie e così via, svolte da questi enti, purché non abbiano natura esclusivamente commerciale. Tuttavia, un'attività o è commerciale o non lo è. Pertanto, dal momento che non è possibile individuare una terza categoria, occorre verificare i requisiti dell'ente e le concrete modalità di svolgimento delle attività.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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