PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

PAGAMENTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Nulle le clausole che allungano i tempi di pagamento, oltre i termini fissati dal dlgs 231/2002. La sentenza del consiglio di stato, sezione IV, 2 febbraio 2010, n. 469 consolida e rafforza un orientamento giurisprudenziale particolarmente restrittivo e rigoroso nei confronti delle amministrazioni pubbliche, quali parti contraenti di rapporti commerciali.
I giudici di palazzo Spada con la pronuncia in commento considerano assolutamente inderogabili le previsioni contenute negli articoli 4 e 5 del dlgs 231/2002, che in Italia recepisce la direttiva 2000/35/Ce (556), emanata dalla Ue come deterrente contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali.
La questione della corretta applicazione delle disposizioni del dlgs 231/2002 nasce dalla disciplina della derogabilità in esso contenuta. L'articolo 4 stabilisce che gli interessi legali decorrono automaticamente, senza costituzione in mora, alla scadenza del termine legale di 30 giorni, fissando diverse decorrenze iniziali; l'articolo 5 dispone che il saggio degli interessi è determinato in misura pari al saggio d'interesse fissato dalla Bce il primo giorno di calendario del semestre in questione, maggiorato di sette punti percentuali. Entrambe le disposizioni, tuttavia, consentono che nel contratto sia previsto diversamente. Ciò ha fatto ritenere a molte amministrazioni pubbliche la possibilità di introdurre deroghe alla regolamentazione legale, introducendo nei bandi e nei capitolati termini di pagamento più lunghi e misure diverse del tasso di interesse legale.
Secondo il consiglio di stato, tuttavia, le disposizioni citate contengono norme imperative, come tali non derogabili mediante diverso accordo, né mediante la fissazione delle condizioni difformi poste attraverso i bandi o i capitolati, tacitamente accettata con la presentazione di una offerta in una gara pubblica di appalto.
Infatti, in questo caso, per palazzo Spada, non si è in presenza di una vera e propria contrattazione, bensì dell'esercizio di una potestà autoritativa unilaterale da parte dell'amministrazione appaltante. Un diverso accordo rispetto alle previsioni fissate dalla legge potrebbe considerarsi realmente «contrattato» dalle parti su un piano paritetico, solo a seguito di apposita una specifica trattativa sul punto. Ma, allo scopo occorrerebbe tra l'amministrazione e l'imprenditore un contatto di tipo «pararapportuale (o precontrattuale)», escluso dal flusso procedimentale «bando-presentazione dell'offerta», dal quale deriva, almeno in parte, la conclusione del contratto. Insomma, occorrerebbe che tra le parti vi fosse una libera negoziazione dei contenuti negoziali, impedita dall'evidenza pubblica.
Sicché, la deroga unilateralmente posta col bando finirebbe per introdurre un ingiustificato vantaggio per l'amministrazione appaltante, violando il riequilibrio delle diverse posizioni di forza, che invece la direttiva comunitaria intende rafforzare.
Le amministrazioni pubbliche non possono considerare le clausole difformi dal dettato del dlgs 231/2002 come prevalenti. Ciò da un lato violerebbe il valore di supremazia della disciplina di derivazione comunitaria, ma dall'altro confliggerebbe col principio secondo il contratto obbliga le parti contraenti non solo alle regole fissate dalle clausole contenute, ma anche al rispetto delle regole imperative disposte dalla legge, dagli usi o dalla equità. In questo caso, per altro, emerge il valore sostitutivo che le norme imperative hanno rispetto alle clausole contrattuali in loro violazione, ai sensi degli articoli 1339 e 1419, comma 2, del codice civile. Né, spiega palazzo Spada, vale a giustificare la deroga la circostanza che i tempi di pagamento delle prestazioni degli appaltatori previste dalle regole contabili e di altro tipo non siano conciliabili con il breve termine legale.
Le amministrazioni non possono, allora, che applicare rigorosamente le previsioni del dlgs 231/2002. Resta da verificare la possibilità di riservare, nel bando, la possibilità di una trattativa con la ditta aggiudicataria, specificamente sui termini di pagamento e il tasso degli interessi legali, successiva all'aggiudicazione provvisoria, da condurre in posizione paritetica, escludendo che il mancato raggiungimento di un accordo possa costituire causa di mancata conclusione del contratto o comunque esclusione dell'appaltatore.
FONTE:ITALIA OGGI

SCADENZIARIO

<agosto 2019>
lunmarmergiovensabdom
2930311234
567891011
12131415161718
19202122232425
2627282930311
2345678
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio