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NOVITÀ NORMATIVE

APERTURA AL MERCATO DEI SERVIZI LOCALI.

Gli enti locali potranno dare in esclusiva, in monopolio, in concessione - sempre passando per una gara - soltanto quei servizi pubblici locali per cui non ci siano le condizioni di mercato per una liberalizzazione piena, con più operatori pronti a fornire il servizio in regime di concorrenza. Comuni e province dovranno anche motivare, con un'apposita analisi di mercato e una delibera-quadro, una scelta esplicita di riconferma dei monopoli nella fornitura dei servizi.
Questo ribaltamento in chiave concorrenziale del regime attuale, che prevede invece un netto prevalere delle "esclusive", riguarderà intere reti di servizi locali come i trasporti o la raccolta dei rifiuti o anche parti di queste reti di servizio (per esempio i collegamenti per gli aeroporti o i servizi notturni).
Il Governo Monti è pronto ora a confermare e ad attuare con la "fase due" le scelte fatte con la manovra di Ferragosto dall'ex ministro Raffaele Fitto che aveva fatto inserire nell'articolo 4 del decreto legge 138/2011, oltre allo stop degli affidamenti in house sopra 900mila euro l'anno e all'obbligo di gara (la cosiddetta "concorrenza per il mercato"), anche il principio di affidare al mercato tutte le attività liberalizzabili ( "concorrenza nel mercato"). Un ribaltamento che era stato richiesto più volte in passato anche dall'Antitrust guidato da Antonio Catricalà, che ora da sottosegretario alla presidenza del Consiglio sta lavorando al dossier liberalizzazioni.
A lavorare a questo aspetto delle liberalizzazioni nei servizi pubblici locali è oggi il ministro delle Regioni, Piero Gnudi, che ha confermato in Parlamento la volontà di procedere nell'attuazione della manovra di Ferragosto. Gnudi sta lavorando ih particolare al decreto interministeriale Regioni-Economia-Interno che dà attuazione al ribaltamento voluto da Fitto, dettando ai Comuni e agli altri enti locali le direttive sulla delibera quadro e sull'analisi di mercato da svolgere prima di nuovi affidamenti di servizi.
Il decreto interministeriale deve essere emanato entro il 31 gennaio dopo essere passato alla conferenza unificata Stato-Regioni-città e finirà naturalmente nel "pacchetto liberalizzazioni". I Comuni avranno tempo per adeguarsi fino alla scadenza delle attuali gestioni: la prima applicazione sarà quindi già al 31 marzo, quando scadranno le cosiddette gestioni "non conformi" perché affidate senza gara e senza alcuna legittimazione.
Nel decreto interministeriale Gnudi-Monti-Cancellieri sarà contenuta anche un'altra rivoluzione voluta dall'articolo 4: l'obbligo di rendere pubblici, anche in modalità on line, «i dati concernenti il livello di qualità del servizio reso, il prezzo medio per utente e il livello degli investimenti effettuati». Il decreto interministeriale detterà i criteri con cui i comuni dovranno procedere a rendere pubblici i dati. La finalità del provvedimento è quella di «assicurare il progressivo miglioramento della qualità di gestione dei servizi pubblici locali e di effettuare valutazioni comparative delle diverse gestioni».
Cittadini, utenti, imprese potranno confrontare le performance dei singoli gestori, anche se qui non mancano nodi da sciogliere, quali sono l'asimmetria informativa e i dati riservati che i gestori accampano per limitare non di rado la trasparenza.
Gnudi ha anche riconfermato nel question time di quindici giorni fa in Parlamento le tre direttrici in cui si muove la disciplina dei servizi pubblici locali a proposito delle modalità di affidamento dei servizi in esclusiva: affidamento a gara per la selezione del soggetto gestore; affidamento a gara "a doppio oggetto" per la selezione del socio privato della società mista, con partecipazione pubblica non inferiore al 40%; affidamenti in house, senza gara a società controllate al 100% dagli enti locali, circoscritti ai soli servizi pubblici locali di valore economico inferiore a 900.000 euro/anno.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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