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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: I SINDACI RISCHIANO DI PAGARE L'IMPOSTA ALLO STATO.

La quota di Imu riservata all'erario non è una mera attribuzione di gettito ma una vera e propria imposta erariale. Ne deriva che su di essa i Comuni non hanno alcun potere dispositivo e che il relativo importo dovrebbe sempre gravare sul contribuente e mai sull'ente impostore.
La corretta interpretazione dell'articolo 13, comma 11, Dl 201/2011, continua a creare molte incertezze tra gli operatori e rende difficoltose le previsioni di gettito necessarie per approvare i bilanci di previsione 2012.
In forza di tale disposizione, dunque, la quota di imposta erariale, che costituisce una riserva di legge in favore dello Stato, si applica sulla base imponibile di tutti gli immobili, con la sola eccezione dell'abitazione principale e delle relative pertinenze nonché dei fabbricati rurali strumentali.
L'importo si calcola applicando la metà dell'aliquota di base del 7,6 per mille all'imponibile Imu, senza tener conto né di detrazioni né di riduzioni di aliquote. Per questo motivo, i Comuni dovranno fare attenzione nella deliberazione di agevolazioni, poiché le stesse provocherebbero una perdita di gettito che potrebbe arrivare alla quasi totalità dell'imposta riferita alle fattispecie agevolate.
Una prima riflessione riguarda l'impatto dell'imposta erariale sui poteri regolamentari dei Comuni Trattandosi di una entrata statale, infatti, su di essa non dovrebbe poter esercitarsi alcuna facoltà deliberativa da parte degli enti locali. In concreto, ciò significa ad esempio che i Comuni non dovrebbero poter adottare aliquote Imu più basse del 3,8 per mille, pari alla metà dell'aliquota base riservata all'erario. Ciò anche in considerazione del fatto che il prelievo in esame, in quanto imposta patrimoniale, non può che gravare sui proprietari di immobili e non dovrebbe poter essere "accollata" al bilancio comunale.
Una delle maggiori preoccupazioni riguarda gli immobili di proprietà comunale, siti sul territorio del medesimo Comune, non adibiti a compiti istituzionali. Ai sensi dell'articolo 9, Dlgs 23/2011, sono esenti da Imu i soli immobili locali siti nel territorio del Comune, destinati esclusivamente a fini istituzionali. Applicando dunque alla lettera le disposizioni di legge si dovrebbe concludere che sui fabbricati diversi da quelli esenti, l'imposta erariale dovrebbe essere calcolata.
Si tratta con ogni probabilità di un effetto imprevisto della scrittura legislativa, con la quale occorre comunque fare i conti. È dubbia la possibilità di deliberare una totale esenzione in favore degli immobili comunali, ai sensi dell'articolo 59, lettera b), Dlgs 446/97, per un duplice ordine di ragioni. In primo luogo, la previsione da ultimo citata menziona solo gli immobili posseduti "dagli altri Comuni", per l'ovvia ragione che nell'Ici i beni dello stesso Comune erano sempre esonerati dal tributo. Poiché le esenzioni appartengono alla definizione della fattispecie, tuttavia, gli enti non possono introdurle, se non in presenza di una esplicita disposizione di legge autorizzatoria. Inoltre, per le ragioni sopra evidenziate, è incerta persino l'esistenza in radice di un qualsivoglia potere comunale sulla quota di imposta erariale. Potrebbe forse valorizzarsi la modalità di pagamento di quest'ultima.
È precisato che, ciò debba avvenire "contestualmente" all'imposta municipale propria. Sembra quindi che se non vi è imposta municipale da pagare, non si paga neppure l'imposta statale. Ed allora, se si ritiene che, in assenza di una alterità di soggetti, l'obbligazione tributaria si estingue a monte per confusione, potrebbe sostenersi che non dovendo pagare Imu sugli immobili propri, il Comune non debba neppure versare l'imposta erariale.
La necessità di dover ricorrere a complessi equilibrismi interpretativi, tuttavia, dovrebbe consigliare un pronto intervento legislativo di correzione.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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