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NOVITÀ NORMATIVE

RITORNO ALLA TESORERIA UNICA PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.

Sotto controllo le spese degli enti locali. Attraverso il ritorno al vecchio sistema di tesoreria unica degli anni 80. Regioni, comuni, province, ma anche scuole e università non avranno più disponibilità diretta delle proprie risorse depositate presso il sistema bancario, ma per effettuare i pagamenti dovranno di volta in volta rivolgersi a Bankitalia presso cui i soldi degli enti resteranno in giacenza su conti fruttiferi.
Per frenare e monitorare i mille rivoli della spesa pubblica locale, col decreto liberalizzazioni il governo Monti manda in soffitta per tre anni (fino al 31 dicembre 2014) l'attuale sistema di tesoreria mista (dlgs n.279/1997) che riconosce agli enti la piena disponibilità di quanto incassato a titolo di entrate tributarie ed extratributarie, canoni, indennizzi (ma anche dalla vendita di immobili), dirottando su un conto infruttifero tenuto da via Nazionale i trasferimenti dallo stato. Ora si torna all'antico, ossia alla legge n.720 del 1984 che accentra tutto nelle mani di palazzo Koch, a cui d'ora in poi dovranno rivolgersi le pubbliche amministrazioni per ogni mandato di pagamento.
La rivoluzione (che non è difficile attribuire alla paternità del ministro per i rapporti con il parlamento, Piero Giarda da sempre critico verso la spesa fuori controllo degli enti locali) costringerà i tesorieri e i cassieri delle amministrazioni a un vero tour de force. Entro la fine di febbraio dovranno versare il 50% dei depositi liquidi ed esigibili tenuti in banca sulle rispettive contabilità speciali, sotto conto fruttifero, aperte presso la tesoreria statale. La restante quota di risorse dovrà essere riversata entro il 16 aprile.
Il passaggio al nuovo sistema (anche se sarebbe meglio dire al vecchio, visto che si tratta di un ritorno al passato) avrà anche un altro effetto pratico: tutti gli investimenti finanziari effettuati dagli enti (e che saranno comunque dettagliati dal Mef con decreto da emanare entro il 30 aprile) dovranno essere smobilizzati entro il 30 giugno ad eccezione di quelli in titoli di stato italiani e affluiranno sulle contabilità speciali presso la Banca d'Italia.
Nel frattempo, fino al completo riversamento delle somme, i tesorieri dovranno disporre i pagamenti utilizzando prioritariamente le risorse nella disponibilità degli enti. Eventuali vincoli di destinazione sulle somme depositate transiteranno sulla tesoreria statale.
Le risorse da mutui e trasferimenti resteranno invece depositate in conti infruttiferi presso la tesoreria statale.
La centralizzazione di gestione dei fondi scatta anche per le università. Sempre l'articolo 63 del decreto legge sulle liberalizzazioni infatti abroga l'articolo 29 , comma 10 della legge n. 448/1998 che prevedeva che tutte le entrate dei dipartimenti e degli altri centri con autonomia finanziaria e contabile degli atenei non fossero versate nella tesoreria statale, ma fossero «prioritariamente utilizzate per i pagamenti di tali enti». In questo caso, però, la normativa ponte non durerà fino al 2014, come per gli enti locali, ma probabilmente molto meno. Il decreto legge fissa infatti la scadenza del regime speciale all'adozione del bilancio unico d'ateneo.
Da quel momento, le risorse liquide esigibili dalle università, comprese quelle dei dipartimenti e degli altri centri dotati di autonomia gestionale e amministrativa, saranno gestite in maniera accentrata dallo stesso ateneo.
La riforma contenuta nell'art.63 del decreto liberalizzazioni, dal punto di vista formale non dovrebbe avere effetti rilevanti per gli enti che non perderanno le proprie risorse ma non ne avranno più disponibilità diretta. Tuttavia dal punto di vista sostanziale il «commissariamento contabile» è evidente. E lo si capisce fin dalle prime righe della riforma Giarda che cancella il principio, contenuto nel dlgs sul fisco regionale attuativo del federalismo (dlgs n.68/2011), secondo cui il ministro dell'economia è tenuto a concertare, con le regioni e la Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica, il proprio atto di indirizzo sugli obiettivi di politica fiscale. Ora Mario Monti potrà fare da sé senza ascoltare i governatori.
FONTE: ITALIA OGGI

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