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NOVITÀ NORMATIVE

MILLEPROROGHE: UNIONI PICCOLI ENTI POSSIBILE SLITTAMENTO.

Si ferma la "razionalizzazione" disordinata dei Comuni sotto i 5 mila abitanti prevista dalla manovra-bis di Ferragosto, e la pioggia di rinvii porta con sé anche lo slittamento in avanti dei termini entro cui gli enti fino a 50 mila abitanti dovranno dismettere le proprie partecipazioni societarie.
Frutto del ricchissimo pacchetto enti locali inserito dalle commissioni Affari costituzionali e Bilancio di Montecitorio alla legge di conversione del Milleproroghe, che ha debuttato ieri in Aula alla Camera e che prevede anche il rinvio al 2013 per la tagliola del 50% al personale a tempo determinato dei servizi educativi e della Polizia locale, oltre a rinviare al 30 giugno il termine per l'approvazione dei bilanci preventivi.
Lo stop alle Unioni obbligatorie per i 1.948 Comuni fino a mille abitanti, e alle gestioni associate imposte ai 3.735 sindaci che guidano enti compresi fra 1.001 e 5mila residenti, arriva sotto forma di una proroga di 9 mesi a tutti i termini critici previsti dalla manovra-bis (articolo 16 del Dl 138/2011).
Il rinvio, almeno nelle intenzioni degli amministratori locali espresse dal coordinatore nazionale Anci piccoli Comuni, Mauro Guerra, se sarà confermato dall'Aula dovrà però servire a «modificare le parti più insensate dell'articolo 16, e dare vita rapidamente ad una normativa razionale ed efficace su piccoli Comuni». I tempi supplementari concessi dal testo approvato in commissione non sono da poco.
Le Unioni obbligatorie avrebbero dovuto "fondere" gli enti fino a mille abitanti in realtà di almeno 5mila abitanti (3mila in montagna, il tutto al netto di eventuali ritocchi regionali) a partire dai rinnovi elettorali successivi al 13 agosto 2012: il correttivo approvato in commissione propone di spostare il termine di riferimento al 13 maggio 2013, salvando quindi anche i Comuni interessati dal voto amministrativo il prossimo anno.
Il ritocco salva anche le Giunte negli enti fino a mille abitanti, che sarebbero state cancellate nel nuovo ordinamento, ma non ferma la sforbiciata imposta alla politica locale dal prossimo turno elettorale: il comma 17 dell'articolo 16, infatti, non viene imbarcato nel rinvio, per cui i consigli che usciranno dalle prossime elezioni avranno 6 posti negli enti fino a 3mila abitanti (e due assessori), 7 posti quando gli abitanti sono fra 3.001 e 5mila (tre assessori) e dieci posti (quattro assessori) nei Comuni fra 5.001 e 10mila abitanti.
Slittano a settembre 2013 anche la data per la gestione associata obbligatoria delle sei funzioni fondamentali nei Comuni fra 5.001 e 10mila abitanti (prevista dall'articolo 14, comma 31 del Dl 78/2010) e i termini entro cui gli enti fino a 50mila abitanti dovranno dismettere le partecipazioni "in eccesso" (fino a 30mila abitanti è previsto il divieto di detenere partecipazioni, fra 30.001 e 50mila è possibile mantenerne una, ma alla regola sfuggono le società con i conti in ordine).
Tra i commi della manovra di Ferragosto coinvolti dal rinvio c'è anche la riforma dei revisori contabili (articolo 16, comma 25), ma la firma del decreto attuativo da parte del ministro dell'Interno ha fatto partire il meccanismo che ora attende solo la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» e l'avvio del sistema informatico di nomina. I correttivi approvati in Commissione intervengono poi sui nodi più spinosi nella gestione del personale. Per quest'anno i Comuni non dovranno ridurre del 50% i contratti a tempo determinato per il personale educativo e scolastico e per quello impiegato nelle funzioni di Polizia municipale.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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