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NOVITÀ NORMATIVE

RAGGIUNGIMENTO LIMITI DI ETA' ED ISTANZA DI TRATTENIMENTO IN SERVIZIO

Non è perentorio il termine di presentazione della domanda di trattenimento in servizio per un biennio da parte del dipendente prossimo alla quiescenza, così come indicato dall'articolo 72 della manovra anticrisi del 2008. La fissazione di un periodo temporale di massima, infatti, è posta solamente quale presidio del buon andamento della programmazione del fabbisogno professionale. Pertanto, l'amministrazione pubblica, se ritiene che è proprio interesse trattenere in servizio il dipendente prossimo alla pensione che fa richiesta di continuare il proprio rapporto di lavoro, può decidere di accogliere anche domande presentate fuori tempo massimo. In tal caso, al fine di non pregiudicare altri dipendenti, l'amministrazione dovrà comunicare in ogni caso la riapertura del termine, così da permettere l'eventuale ripresentazione della domanda da parte di chi, in precedenza, era rimasto tagliato fuori.
Lo ha chiarito il dipartimento della funzione pubblica, nel testo del parere n. 1/2010, con il quale ha fornito chiarimenti sulla natura del termine temporale apposto dall'articolo 72 del decreto legge n. 112/2008 al testo dell'articolo 16, comma 1 del dlgs n. 503/92, in materia di istanze di trattenimento in servizio anche se si sono raggiunti i limiti di età per il collocamento a riposo.
Come si ricorderà, il citato dlgs del 1992 prevede espressamente che è facoltà dei dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici, di permanere in servizio per un periodo massimo di un biennio oltre i limiti di età previsti per essere collocati a riposo. La richiesta di proseguire il rapporto, però, non dà luogo ad una tacita accettazione da parte del datore di lavoro pubblico, in quanto quest'ultimo è tenuto ad una preliminare verifica, in base alla particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati o specifici ambiti e, soprattutto, in base alla possibile utilità che la prosecuzione del rapporto di lavoro potrà dare all'efficiente andamento della mission istituzionale. La norma, però, precisa che per poter accedere alla possibilità di lavorare ulteriormente per ulteriore biennio, è necessario che il lavoratore interessato presenti la domanda in un arco temporale che va dai ventiquattro ai dodici mesi precedenti il compimento del limite di età per il proprio collocamento a riposo.
È proprio questa fissazione di un termine che ha portato l'avvocatura generale dello Stato a richiedere un apposito intervento da parte del dipartimento guidato da Antonio Naddeo, nel timore di una sua natura perentoria e pertanto, inderogabile. La funzione pubblica, sgombrando il campo dai dubbi, ha risposto che attraverso la fissazione di questo limite temporale, il legislatore ha inteso salvaguardare le amministrazioni pubbliche, così da garantire loro «un congruo termine per poter valutare le istanze». Tale termine, però, non ha natura perentoria, in quanto, come si è visto, è posto «a presidio del buon andamento ed in funzione della programmazione del fabbisogno professionale».
Tutto pertanto viene rinviato alla discrezionalità dell'amministrazione statale. Che, se ritiene che il trattenimento in servizio può configurare un interesse pubblico, può decidere di derogare dal termine sopraindicato «valutando ed eventualmente accogliendo anche domande di trattenimento presentate fuori tempo». In tal caso, precisa la funzione pubblica, si deve agire in modo imparziale e non pregiudicare la situazione di altri dipendenti. Ne consegue che l'amministrazione dovrà dare comunicazione a tutti i dipendenti della riapertura del termine e, quindi, della possibilità di presentare o ripresentare domanda.
FONTE: ITALIA OGGI

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