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NOVITÀ NORMATIVE

IFEL: DIRAMATE LE LINEE GUIDA SU IMU E FONDO RIEQUILIBRIO.

Scomporre la base imponibile dell'Imu in cinque componenti e calcolare per ognuna di esse gli effetti "imprevisti" che la riscrittura delle regole portata dall'introduzione dell'Imu può portare rispetto a quel che accadeva con la disciplina dell'Ici. È il passaggio obbligato per i Comuni che in queste settimane stanno cercando di risolvere il rompicapo del bilancio 2012, che proprio sull'Imu trova il proprio ostacolo principale.
Il gettito della nuova imposta sul mattone, secondo quanto previsto dal Dl 201/2011 (nel criptico articolo 13, comma 17), fa infatti variare anche la quota di fondo di riequilibrio «in ragione delle differenze del gettito stimato ad aliquota dì base». La norma non dice di più, e solleva parecchie domande di difficile soluzione: le differenze rispetto a che cosa si calcolano? Come impatta il criterio del calcolo ad aliquota di base? Quali sono le conseguenze sul fondo di riequilibrio.
A queste domande offrono una prima risposta le istruzioni diffuse ieri dall'Ifel, l'istituto per la finanza e l'economia locale dell'Anci, su come ogni Comune deve effettuare il calcolo delle variazioni di risorse fra 2011 e 2012 che si producono con il debutto dell'Imposta municipale unica.
La compensazione, prima di tutto, opera nel senso che i Comuni si vedranno aggiungere o togliere una quota di fondo di riequilibrio per pareggiare le minori o maggiori risorse assicurate dall'Imu a «disciplina di base» (l'aliquota è solo una delle componenti che determinano il gettito) rispetto all'Ici. L'Ici da assumere come riferimento, sottolineano i tecnici dell'Ifel, è quella del 2010, che al momento è l'ultima annualità a offrire un quadro completo a livello nazionale; il valore a cui ancorarsi, secondo le istruzioni, è quello della cassa effettiva- mente introitata, al netto di eventuali fattori straordinari.
Il problema più complesso, però, è nel calcolo del secondo termine di paragone, cioè il gettito che l'Imu può assicurare nel 2012. L'abitazione principale, che non entra nella perequazione con il fondo di riequilibrio perché questa viene calcolata solo sull'Imu divisa a metà fra Stato e Comuni, va calcolata partendo dall'ultimo archivio aggiornato, risalente al 2007 (ultimo anno prima dell'abolizione dell'imposta), che va però aggiornato con un «coefficiente di espansione» per tener conto dell'ampliamento nel numero di immobili intervenuto negli ultimi anni.
Pochi problemi per quantificare i fratti degli immobili rurali strumentali (bisogna riferirsi alla categoria D10 se non si hanno dati diretti), mentre è sugli «altri fabbricati» che si concentrano le novità più importanti. La nuova disciplina, prima di tutto, arriva quasi ad azzerare le assimilazioni all'abitazione principale previste dalla normativa Ici (in pratica rimangono solo le abitazioni non locate possedute da anziani ricoverati in strutture sanitarie), per cui tutto il pacchetto va "trasferito" negli immobili soggetti all'aliquota di base del 7,6 per mille.
Scompaiono dalla disciplina di base anche le agevolazioni facoltative per immobili dati in affitto (libero o a canone concordato), quelle per gli immobili storici e l'abbattimento del 50% per gli immobili inagibili. I calcoli devono poi tener conto del fatto che le entrate crescono anche sul versante dei «terreni agricoli», perché scompare la riduzione per scaglioni prevista dall'articolo 9 della legge Ici, mentre le «aree fabbricabili», quinto è ultimo capitolo del calcolo, vedono cambiare solo l'aliquota di base.
Un ultimo accenno riguarda i «tributi minori», dalla Tosap all'imposta sulla pubblicità, che secondo le istruzioni Ifel sono da considerarsi sottratti al congelamento delle aliquote imposto dal 2008.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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