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NOVITÀ NORMATIVE

DL LIBERALIZZAZIONI: IMU SU FABBRICATI INVEDUTI RIDUCIBILE AL 3,8 PER MILLE.

Il D.L. sulle liberalizzazioni consente ai comuni di ridurre l'aliquota per il pagamento dell'Imu dei fabbricati invenduti fino al 3,8 per mille.
L'art. 56 del D.L. sulle liberalizzazioni consente ai comuni di dimezzare, a partire dall'anno in corso, la pressione fiscale standard sul magazzino delle imprese di costruzione. Un intervento che, insieme alle novità sull'Iva in tema di cessione e locazione degli immobili abitativi, si pone come obiettivo quello di dare ossigeno al settore immobiliare, attualmente in profonda crisi.
La prima condizione per poter usufruire dell'agevolazione, di tipo soggettivo, è che il contribuente Imu si qualifichi come impresa di costruzione. Fra le attività svolte affinché l'impresa si possa qualificare come tale devono esserci quelle previste nella circolare ministeriale n. 45 del 2 agosto 1975 e gli interventi di recupero ex art. 3 del D.P.R. n. 380/2000. Nessuna agevolazione, invece, è prevista per le altre tipologie immobiliari ed in particolare per quelle di compravendita. La seconda condizione, di tipo oggettivo, è che l'impresa possegga un magazzino di prodotti finiti di costruzione o ristrutturazione. Circa i limiti temporali, trascorsi 36 mesi dall'ultimazione dei lavori, si tornerà a subire il carico tributario pieno. L'agevolazione cesserà nel momento in cui il cespite verrà qualificato come immobilizzazione o nell'ipotesi della sua locazione.
Il fatto che la facoltà di ridurre l'aliquota spetti ai singoli comuni, potrebbe configurarsi per questi ultimi in una rinuncia gravante esclusivamente sul bilancio dell'ente locale e, più che una boccata d'ossigeno, diventare quindi un'arma spuntata. Il decreto sulle liberalizzazioni, infatti, non modifica il comma 11, art. 13 del D.L. n. 201/2011 che impone il riversamento allo Stato della metà dell'aliquota base, a prescindere dalla riduzione deliberata dai comuni.
FONTE: ITALIA OGGI

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