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NOVITÀ NORMATIVE

PARERE OBBLIGATOTIO DELL'ANTITRUST PER L'IN-HOUSE NEI COMUNI OLTRE 10.000 ABITANTI.

Il parere dell'Antitrust sulla delibera quadro che indica i servizi pubblici locali sottratti alla gestione concorrenziale è obbligatorio solo per i Comuni sopra i 10mila abitanti. Per gli altri (sono 6.875, cioè l'85% dei Municipi italiani) la procedura rimane quella "soft" delineata dalla manovra di Ferragosto, che impone l'analisi di mercato e la sua fissazione in delibera l'esame obbligatorio del Garante della concorrenza.
È questa la novità spuntata nell'ultima versione dell'articolo 25 con cui il decreto liberalizzazioni, varato venerdì scorso dal consiglio dei ministri e pubblicato ieri sulla «Gazzetta Ufficiale», rilancia l'apertura al mercato nei servizi pubblici locali.
La delibera quadro, prevista già dal 2008 (articolo 23-bis del Dl 112 di quell'anno) e poi rilanciata a Ferragosto dopo il passaggio referendario, è quella che serve a giustificare l'eventuale attribuzione di diritti di esclusiva ai gestori di servizi indicando «le ragioni della decisione e i benefici per la comunità locale» prodotti da questa scelta. Il decreto sulle liberalizzazioni prova a rendere drasticamente più effettiva questa previsione, imponendo che la delibera, e la conseguente esclusione di alcuni settori dalla liberalizzazione attraverso il riconoscimento di «esclusive», possa essere assunta solo dopo il via libera da parte dell'Antitrust.
Nella versione pubblicata in «Gazzetta Ufficiale», questa via «blindata» si riduce però ai 1.217 Comuni che contano più di 10mila residenti. In questo caso, l'analisi di mercato e la bozza di delibera quadro che ne scaturisce va inviata all'Antitrust entro 12 mesi dall'entrata in vigore del decreto «Cresc-Italia», ma la procedura va comunque adottata prima di conferire o rinnovare la gestione, e poi ripetuta periodicamente. Una volta ricevuto lo schema, l'Authority ha 60 giorni di tempo per rispondere.
L'attribuzione di esclusive, comunque, non significa da sola il ritorno all'in house. Per l'affidamento diretto, infatti, valgono dal 1 ° gennaio del 2013 i limiti decisamente più stringenti messi in campo dal Dl liberalizzazioni, che vieta di imboccare questa strada quando il valore del servizio da affidare supera i 200mila euro annui.
Gli attuali affidamenti in house che superano questa soglia decadono automaticamente al 31 dicembre, con una novità in grado di offrire dieci mesi in più agli affidamenti superiori al vecchio tetto da 900mila euro che avrebbero dovuto chiudere i battenti a fine marzo. Slitta in avanti, dal 30 giugno 2012 al 31 marzo 2013, anche la data di chiusura degli affidamenti a società miste in cui il socio privato sia stato scelto con gara senza la contestuale attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio (gara «adoppio oggetto»).
Un'ulteriore possibilità di sopravvivenza, per un tempo supplementare fino a tre anni, è poi concessa alle aziende che si aggregano fino a coprire l'intero «ambito ottimale», la nuova unità di misura territoriale nella gestione dei servizi (ampia almeno quanto le attuali Province) che le Regioni dovranno individuare entro il prossimo 30 giugno.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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