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NOVITÀ NORMATIVE

PICCOLI COMUNI DI MONTAGNA PADRONI DELLA PROPRIA ACQUA.

Piccoli comuni di montagna padroni della propria acqua. I municipi fino a 1.000 abitanti, inseriti nel territorio di una comunità montana, possono gestire direttamente il servizio idrico integrato in economia senza dover necessariamente ricorrere a società partecipate e quindi all'in house.
Il via libera è arrivato ufficialmente dal ministero dell'ambiente che, sollecitato da numerose richieste di parere da parte di alcuni sindaci di piccoli municipi montani, con la nota n. 0001477/UL del 26 gennaio 2012, ha fornito l'interpretazione autentica di una controversa norma del Codice ambientale (art. 148, comma 5 dlgs n. 152/2006) su cui fino ad ora si era pronunciata solo la Corte conti Abruzzo (con parere n. 16/2011).
Nel parere inviato all'Anpci e all'Uncem, il dicastero guidato da Corrado Clini ha ritenuto di non doversi discostare dall'interpretazione dei giudici abruzzesi secondo cui per gli enti montani fino a 1.000 abitanti l'adesione alla gestione unica del servizio idrico integrato è facoltativa «a condizione che gestiscano l'intero servizio e previo consenso dell'autorità competente».
Tale facoltatività, scrive il Minambiente, non può che «sottintendere l'ammissibilità di una forma di gestione del servizio idrico integrato alternativa». Il che non rappresenterebbe neppure un'anomalia del sistema visto che la Corte costituzionale nella poderosa sentenza n. 325/2010 (quella che in pratica dichiarò in larga parte legittima la riforma dei servizi pubblici locali contenuta nell'art. 23-bis del 112/2008 così come modificato dal decreto Fitto-Ronchi) ha chiarito che «la normativa comunitaria consente agli stati membri di prevedere in via eccezionale e per alcuni casi determinati la gestione diretta del servizio pubblico da parte dell'ente locale».
L'ufficio legislativo del ministero dell'ambiente ha infine puntualizzato che l'art. 148 comma 58 non risulta abrogato dal regolamento attuativo del dl Fitto-Ronchi (dpr 168/2010). La norma è quindi vigente «e di conseguenza deve ritenersi ammessa la gestione diretta del servizio idrico integrato per i comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti inclusi nel territorio di comunità montane, previa valutazione economica del servizio e con il consenso dell'Autorità d'ambito competente».
Per Enrico Borghi, vicepresidente Anci con delega alla montagna, il via libera ministeriale «è importante perché riconosce l'autonomia dei comuni in una materia significativa come quella dell'acqua». «I piccoli comuni di montagna potranno decidere di gestire direttamente le proprie risorse idriche dopo aver svolto un'adeguata pianificazione e valutazione economica», ha proseguito. «È un ottimo segnale di sussidiarietà in controtendenza rispetto agli ultimi provvedimenti».
FONTE: ITALIA OGGI

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