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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: PROBABILE IL DOPPIO CODICE TRIBUTO PER I VERSAMENTI.

Spetta al contribuente calcolare l'Imu per determinare le quote di competenza per stato e comuni e effettuare un duplice versamento. Il maggior gettito Imu incassato dagli enti locali, rispetto all'Ici, verrà compensato da una riduzione di pari importo del fondo sperimentale di riequilibrio.
Sono alcune delle precisazioni contenute in una nota dell'Ifel con la quale ha fornito ai comuni delle indicazioni sulle regole della nuova imposta locale.
L'istituto di finanza locale ha preso posizione sulla questione dei versamenti del tributo, considerato che la norma di legge non è molto chiara nella formulazione. L'articolo 13 del dl Monti (201/2011), infatti, si limita a stabilire che la somma di competenza dello stato deve essere versata «contestualmente all'imposta municipale propria». Inoltre, in deroga a quanto disposto dall'articolo 52 del decreto legislativo 446/1997, che attribuisce agli enti il potere di decidere le modalità di riscossione, spontanea e coattiva, delle proprie entrate, l'Imu deve essere versata solo con l'F24.
Dunque, il contribuente dovrà indicare nel modello F24 due codici tributo diversi e, secondo l'Ifel, dovrà effettuare un duplice versamento: «Uno a favore del comune e l'altro a favore dello stato». Tuttavia, in base a quanto disposto dall'articolo 13, le modalità di versamento verranno stabilite con un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate.
L'Ifel fornisce dei chiarimenti anche sui trasferimenti erariali. In particolare, il fondo sperimentale di riequilibrio è ridotto in misura corrispondente al maggior gettito Imu, ad aliquota base, rispetto all'Ici. Quindi, le maggiore somme incassate dai comuni con l'Imu verranno compensate da una riduzione di pari importo del fondo sperimentale. Naturalmente se il gettito sarà inferiore, dovrà essere riconosciuto l'importo della quota non riscossa.
Per quantificare le risorse delle quali l'ente sarà destinatario occorre fare riferimento alla disciplina di legge, applicando le aliquote di base e le detrazioni obbligatorie. Le componenti principali sono: abitazione principale, immobili rurali strumentali, abitazioni assimilate all'abitazione principale che erano esenti dall'Ici, terreni agricoli e aree edificabili.
Per queste diverse fattispecie è necessario valutare l'incremento dei coefficienti moltiplicatori per determinare la base imponibile Imu e rilevare le differenze rispetto all'Ici. Si legge nella nota, che l'effetto espansivo del nuovo tributo locale non è costituito solo dall'incremento dei coefficienti e dell'aliquota di base (7,6 per mille), che è dunque superiore all'aliquota massima (7 per mille) fissata per l'Ici, ma anche dall'abolizione «di diverse aree di esclusione e di esenzione che devono essere valutate in modo il più possibile specifico».
L'incremento di gettito può derivare dalla quota di tributo che i comuni incasseranno dai fabbricati assimilati all'abitazione principale, che dal 2008 non hanno pagato l'Ici, e dalle restrizioni apportate dalla legge alle varie forme di agevolazione.
Nello specifico, l'abolizione dell'agevolazione riservata agli immobili storici, l'eliminazione della riduzione d'imposta per i fabbricati inagibili o inabitabili, la mancata previsione dell'aliquota ridotta per gli immobili dati in affitto. Per questi ultimi, nella nota si pone in rilievo che i benefici fiscali per gli «affitti in regime concordato ex legge 431/1998» erano piuttosto diffusi. La forbice è stata usata anche per tagliare l'esenzione per gli immobili ristrutturati destinati a essere utilizzati dai disabili e l'agevolazione per l'installazione di impianti rinnovabili di energia e risparmio energetico.
In una seconda nota emanata dall'Ifel, invece, vengono prese in esame le entrate comunali e fornite le istruzioni per l'uso per la redazione dei bilanci. In particolare, viene posto in rilievo che la norma del decreto Monti è «ingiustificatamente penalizzante per i comuni», in quanto prevede che la quota riservata allo stato «rimanga indenne» non solo dalle scelte regolamentari e tariffarie fatte dagli enti, «ma anche dalle detrazioni previste per legge», che incidono sulla quota a loro destinata.
Per esempio, per le amministrazioni locali che hanno sul proprio territorio tanti immobili posseduti dagli Ater/Iacp o dalle cooperative edilizie a proprietà indivisa, per i quali spetta la detrazione nella misura stabilita dalla legge, la quota di gettito di competenza dell'erario potrà risultare più elevata del 50%.
FONTE: ITALIA OGGI

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