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NOVITÀ NORMATIVE

COMUNE IN DISSESTO: NESSUNA AZIONE INDIVIDUALE PER I CREDITORI.

Il principio della par condicio creditorum che informa la procedura del dissesto degli enti locali prevale anche nel caso in cui ci si trovi di fronte a un giudizio di ottemperanza rivolto alla mera esecuzione di un precedente giudicato. Questo è il principio riaffermato dal Consiglio di Stato, sezione IV, con la decisione n. 226/2012.
L'articolo 248, comma 2, del Tuel prevede che non possano essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti dell'ente per i debiti che rientrano nella competenza dell'organo straordinario di liquidazione in pendenza della procedura di dissesto. Questa norma pone un divieto di un'azione esecutiva individuale nei confronti dell'ente locale che va esteso a tutte le azioni aventi un medesimo contenuto, tra le quali, rientra anche il giudizio di ottemperanza, qualora esso sia rivolto alla mera esecuzione di una sentenza del giudice ordinario di condanna al pagamento di una somma di denaro.
Nel caso di specie, il cessionario di un credito vantato nei confronti di un Comune dissestato, sul quale si era già formato il giudicato, aveva proposto un ricorso, respinto dal Tar Campania, per l'esecuzione del giudicato.
Il Consiglio di Stato ha confermato la decisione del Tar, poiché la procedura di liquidazione dei debiti degli enti locali dissestati è essenzialmente dominata dal principio della par condicio dei creditori, per cui la tutela della concorsualità comporta l'inibitoria anche del ricorso di ottemperanza in quanto misura coattiva di soddisfacimento individuale del creditore. Le doglianze dell'appellante andavano dedotte nei confronti del procedimento di formazione dell'elenco dei creditori ammessi, atteso che è in quella sede che l'organo straordinario di liquidazione procede, eventualmente errando, alla formazione dell'elenco dei soggetti partecipanti al riparto delle risorse reperite nella procedura.
A differenza del fallimento, la procedura di dissesto non lede in modo definitivo le pretese dei creditori dell'ente locale, ma le rende solo ad essa non opponibili. Secondo la Corte costituzionale (sentenza n. 269/98), resta la facoltà del creditore di agire nei confronti dell'ente, una volta cessato lo stato di dissesto ed esaurita la procedura di gestione straordinaria.
Non rientra fra gli effetti della liquidazione straordinaria in caso di dissesto, finalizzata al risanamento dell'ente e al soddisfacimento dei debiti pregressi, quello di determinare l'estinzione dei crediti rimasti insoddisfatti in sede concorsuale, poiché i crediti non ammessi o residui, conclusa la procedura di liquidazione, potranno essere fatti valere nei confronti dell'ente risanato. In altre parole, nei confronti della gestione liquidatoria non può essere esperita nessuna azione esecutiva, compresa l'ottemperanza; terminato il dissesto, l'azione può essere intrapresa di nuovo nei confronti dell'ente ritornato in bonis.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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