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NOVITÀ NORMATIVE

LA PRETESA TRIBUTARIA E' ANNULLABILE A CONTENZIOSO INIZIATO

Pretesa tributaria annullabile in via di autotutela anche a contenzioso già iniziato. Infatti il funzionario delle entrate può decidere di ritirare l'accertamento anche durante il giudizio.
È quanto stabilito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 3519 del 15 febbraio 2010, ha respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria.
Il fisco lamentava che un suo funzionario avesse ritirato un accertamento Irpef durante l'appello e che in seguito a questa richiesta la commissione tributaria regionale del Veneto avesse dichiarato cessata la materia del contendere. Contro la decisione l'amministrazione ha dunque presentato ricorso in Cassazione ma senza successo.
I giudici del Palazzaccio lo hanno bocciato riconoscendo al funzionario pieni poteri. In particolare, ha motivato il Collegio, «ancorché il credito d'imposta, quale espressione del precetto fiscale, non sia nella sua essenza negoziabile, in considerazione del principio di legalità che permea la materia tributaria, ciò non esclude che, nell'esercizio dei suoi poteri di autotutela, l'amministrazione possa procedere, eventualmente in contraddittorio con il contribuente, a una rivalutazione qualitativa e quantitativa degli elementi posti, in concreto, a fondamento dell'atto di accertamento, che di quel credito rappresenta la pretesa in proiezione processuale, pervenendo a una definizione più coerente ai dati oggettivi e tale da evitare un'inutile e defatigante prosecuzione del contenzioso».
Insomma anche nel processo tributario si fa sentire sempre più forte l'esigenza di un contenzioso che abbia una giusta limitazione temporale e che non venga proseguito a tutti i costi.
E ciò è possibile anche perché, spiega infatti il Collegio, «il principio dell'indisponibilità dell'imposizione tributaria non osta a che l'amministrazione finanziaria riconosca l'illegittimità totale o parziale dell'atto impositivo, e lo ritiri in via di autotutela, determinando così la cessazione della materia del contendere e l'estinzione del processo pendente, o comunque, disponga della lite, decidendo di resistere o non a un ricorso, di impugnare o non una pronuncia sfavorevole, di coltivare un gravame o rinunciarvi». Ma non basta. In queste interessanti motivazioni la Cassazione ha inoltre precisato che «nel processo tributario il funzionario autorizzato a rappresentare l'amministrazione finanziaria presso la commissione tributaria regionale, senza alcuna specificazione limitativa o restrittiva di poteri, ha anche facoltà di rinunciare all'appello proposto dall'ufficio finanziario». Quindi, a meno che il funzionario non avesse una delega dei poteri limitata ha, di regola, tutti i poteri per rinunciare alla pretesa tributaria, l'eccezione sarebbe nella limitazione.
All'interno del Palazzaccio il ricorso dell'amministrazione finanziaria sembra non aver avuto successo fra nessuno dei magistrati. Infatti anche la Procura generale di Piazza Cavour aveva sollecitato il Collegio di legittimità, nella camera di consiglio tenutasi lo scorso 12 gennaio, a respingere il ricorso del fisco perché manifestamente infondato. Insomma, a questo punto, il contribuente può ritenersi definitivamente libero dall'accertamento Irpef che gli era stato notificato.
FONTE: ITALIA OGGI

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