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NOVITÀ NORMATIVE

SUGLI IMMOBILI COMMERCIALI PAGHERANNO L'IMU LA CHIESA E LE ONLUS.

Individuare la «quota» dell'immobile utilizzata a scopi commerciali, autocertificarla in un modello ad hoc preparato dall'amministrazione finanziaria, e su quella pagare l'Imu. Dovrebbe essere questo il percorso che supererà l'attuale «no-tax area» degli immobili posseduti dagli enti ecclesiastici e dalle altre realtà non commerciali e che, secondo i primi riscontri arrivati ieri da Bruxelles, dovrebbe spegnere la procedura di messa in mora nei confronti dell'Italia. Un'operazione destinata, se avrà successo, a chiudere definitivamente anche la partita degli arretrati che invece diventerebbe spinosa in caso di condanna dell'Italia in sede europea.
In gioco c'è una base imponibile potenziale molto variegata, che supera i 171,5 miliardi di euro (il dato si basa sulle stime realizzate dai tecnici Ifel nel corso del confronto con il Governo sul fisco municipale) e che, a seconda della quota che riuscirà a evitare il pagamento anche dopo che il decreto fiscale in preparazione fisserà le nuove regole, potrebbe produrre un gettito compreso fra i 700 milioni e il miliardo di euro all'anno. Naturalmente, gli effetti concreti dipendono dai chiarimenti sulle singole categorie di immobili: le scuole parificate, per esempio, potrebbero rientrare nella categoria profit, ma va ricordato che gli istituti statali sono esenti Ici.
A guardare con attenzione alle evoluzioni dell'Imu annunciate mercoledì dal presidente del Consiglio Mario Monti, del resto, non c'è solo la Chiesa: in ballo ci sono anche le associazioni non profit (ma non le cooperative sociali, che già nel vecchio regime pagavano l'Ici salvo decisioni diverse da parte del loro Comune), i partiti, i sindacati, le fondazioni, le associazioni sportive, i circoli privati. Tutte queste realtà sono oggi coperte dall'ombrello dell'esenzione, ma non tutte sembrano accomunate dallo stesso destino una volta che sarà introdotto il nuovo parametro.
Tutto nasce, infatti, dal doppio passaggio bipartisan attuato fra il 2005 e il 2006 che ha sottratto all'Ici gli immobili di questi soggetti in tutti i casi nei quali l'utilizzo non fosse «esclusivamente commerciale». Su questo ribaltamento del parametro originario, secondo il quale erano esentati solo gli immobili utilizzati «esclusivamente a fini non commerciali», si è innestata una prassi diffusamente generosa, di solito aiutata anche dai mancati controlli da parte dei Comuni sugli immobili che anche con quelle regole avrebbero potuto produrre gettito.
La nuova ipotesi della "radiografia" degli immobili, per individuare le aree utilizzate per scopi commerciali e ri-sottoporle alla tassazione, sembra però destinata ad avere effetti diversi a seconda della tipologia dei proprietari. Il terreno, infatti, è parecchio articolato, come mostra per esempio il caso del terzo settore. Già oggi, prima di tutto, il suo panorama è diviso fra le cooperative sociali, che non godono dell'esenzione generale e devono nel caso ottenerla dal singolo Comune, e le associazioni, che invece oggi entrano nella "no-Imu area".
Per questi soggetti la futura tassazione dipenderà dalla concreta possibilità di individuare la quota commerciale dell'attività di ciascun ente: un'impresa non semplice, all'interno di un novero di settori che va dalle associazioni culturali o di promozione turistica all'associazione nazionale allevatori del cavallo da sella italiano, giusto per citare qualcuno dei soggetti realmente esentati dall'imposta a Roma.
Sotto l'influsso della novità in arrivo finisce poi il variegato mondo dei circoli privati che già oggi, quando sono finti e nascondono in realtà locali e ristoranti profit, entrano nelle cronache quotidiane sulla lotta all'evasione erariale. Con il nuovo criterio della tassazione legata all'attività commerciale, dovranno passare alla cassa per l'Imu a prescindere dalla loro natura giuridica. Più complesso è il discorso su realtà come fondazioni, partiti e sindacati. Per capire le loro prospettive di tassazione bisognerà vedere come sarà concretamente inteso il carattere «commerciale», i cui confini non coincidono esattamente con quelli dell'attività «profit»; i sindacati, per esempio, svolgono servizi di assistenza fiscale dietro compenso, ma i Caf sono in genere società a parte che non coincidono con i proprietari dell'immobile.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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