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NOVITÀ NORMATIVE

L'IMU ALLARMA LE SCUOLE PARITARIE CATTOLICHE.

Fermento nella scuola paritaria cattolica per la nuova Imu, la tassa sugli immobili che prenderà il posto dell'Ici, e che potrà essere estesa anche sugli immobili degli enti non commerciali, compresi quelli appartenenti alla Chiesa cattolica. Fotografare il fenomeno non è cosa semplice: i dati sugli istituti interessati non sono disponibili né presso il Centro studi scuola cattolica della Cei, né presso l'Anci, nonostante siano i comuni a incassare la nuova tassa, spiega il direttore generale dell'associazione, Angelo Rughetti.
Al momento l'unica cosa certa è quanto annunciato da Mario Monti in merito alla volontà del governo di riscrivere la materia delle esezioni. L'orientamento del governo sarebbe di intervenire con una abrogazione dell'estensione delle esenzioni agli immobili con attività che «non abbiano esclusivamente natura commerciale» introdotta dal governo Prodi nel 2009.
Le scuole cattoliche paritarie finora non hanno pagato l'Ici nel caso in cui il proprietario dell'immobile sia un ente non commerciale, esattamente come tutti gli altri enti pubblici o privati non profit, enti ecclesiastici appartenenti ad altre confessioni religiose. «L'esenzione dipende dal proprietario dell'immobile» sottolinea Vincenzo Silvano, presidente della Foe (federazione opere educative)
Alcune scuole sono in immobili in affitto, che pagano dunque l'Ici, altri invece sono presso edifici di proprietà». Per godere, dell'esenzione, l'immobile deve essere destinato esclusivamente all'attività didattica paritaria e gli eventuali avanzi di gestione devono essere reinvestiti totalmente in questa attività. Così, all'istituto De Merode, nel centro di Roma, «l'unità immobiliare che ospita la scuola è esente dall'Ici, ma per il piccolo albergo e alcuni locali affittati paghiamo l'Ici secondo quanto stabilito dalla legge», spiega fratel Carlo Conti, economo della congregazione.
Mentre gli utili dell'istituto vengono reinvestiti per le attività di altre strutture educative lasalliane che accolgono studenti di famiglie disagiate a Scampia o Acireale. Se la nuova esenzione Imu dovesse scattare solo per le attività non commerciali, resterebbe da capire se l'attività scolastica va considerata o meno commerciale, «e se attività commerciale significa profitto mentre un'attività non commerciale non è profitto», sottolinea padre Francesco Ciccimarra, presidente dell'Agidae, l'associazione gestori degli istituti dipendenti dall'autorità ecclesiastica. Infatti, mentre la normativa vigente parla di «enti non commerciali», le future norme del governo, stando al comunicato ufficiale di Palazzo Chigi, richiederebbero per ottenere l'esenzione che l'attività svolta nell'immobile debba essere «esclusivamente non commerciale».
Per le legge italiana sono attività commerciali quelle svolte in maniera organizzate per le quali si paga un corrispettivo. E una scuola paritaria deve essere fatta solo in modo organizzato e prevede il pagamento di una retta. Rientrerebbe quindi nelle attività commerciali? Molti istituti sono in palazzi grandi e in zone di pregio storico-artistico. «Se ora dovessero pagare l'Imu in base alle volumetrie – aggiunge Ciccimarra – chiuderebbe l'80% delle scuole paritarie cattoliche in 2 anni. Con ricadute anche occupazionali gravissime. I bilanci delle nostre scuole sono in passivo.
Negli ultimi due anni stiamo firmando contratti di solidarietà con cui si riducono le retribuzioni dei nostri dipendenti fino al 25% pur di mantenere aperte le scuole e garantire l'occupazione». «Sei miliardi all'anno, tanto la sola paritaria fa risparmiare alla casse pubbliche», ricorda Maria Grazia Colombo, presidente dell'AGeSC.
«La metà dei bambini italiani frequenta le scuole cattoliche per l'infanzia», aggiunge Luigi Morgano, «segretario nazionale del Fims, «453.757 allievi in 7.049 istituti, che rappresenta i 2/3 del sistema paritario italiano. Di questi il 62,9% sono scuole cattoliche, cioè gestite direttamente dall'autorità ecclesiastica o da una persona giuridica ecclesiastica, e il 37,1% di ispirazione cristiana». Don Francesco Macrì, presidente della Fidae, chiede di tener conto dell'uytilià sociale e di non prendere decisioni «contrarie all'interesse del bene comune».
FONTE: ITALIA OGGI

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