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NOVITÀ NORMATIVE

SINDACI SUL PIEDE DI GUERRA PER LA TESORERIA UNICA.

Un ordine del giorno, con il parere favorevole del Governo, per ridurre «al minimo indispensabile» il tempo di efficacia delle norme sulla tesoreria unica, che però escono inalterate dal passaggio in commissione del decreto sulle liberalizzazioni.
È un po' pochino, ciò che arriva in serata da Palazzo Madama sotto forma di accordo politico, per fermare la rivolta corale di Regioni, Province e Comuni contro la "novità" portata dalla versione originaria del decreto (articolo 35, commi 8-13 del Dl 1/2012), che obbliga gli enti territoriali ad abbandonare le loro vecchie convenzioni di tesoreria per versare la liquidità nel "conto" unico gestito dallo Stato.
L'idea dell'ordine del giorno nasce evidentemente per non creare altri ostacoli al passaggio parlamentare, già a strappi, del decreto, ma tra i sindaci le prime reazioni sono nel segno della delusione e sono anche ragioni di calendario a rendere "debole" la soluzione del rinvio: oggi, infatti, Regioni, Province e Comuni dovrebbero versare in tesoreria il 50% delle proprie disponibilità, mentre il secondo versamento è in calendario per il 16 aprile.
In commissione si era provato almeno a risolvere il problema della distanza fra gli interessi all'1% garantiti dalla tesoreria statale e quelli, anche tre-quattro volte più generosi, spuntati dagli enti nelle loro convenzioni con le banche per la gestione delle contabilità speciali.
Il nodo della copertura, almeno per ora, si è rivelato però insuperabile, anche perché secondo la relazione tecnica al decreto la partita vale 8,6 miliardi. Risorse, queste, che rimangono nella disponibilità degli enti, ma servono ad abbattere il fabbisogno statale.
La prima tranche dei versamenti è prevista per oggi. Non tutto, però, filerà liscio, perché sono in molti ad aver annunciato che non rispetteranno la regola. In prima fila tra i Comuni "ribelli" c'è Venezia, la cui delibera varata in Giunta per presentare ricorso al Tribunale e chiedere in via cautelare la sospensione dei versamenti (il ricorso è stato formalizzato ieri dal Comune) è stata assunta come "modello" dall'associazione dei Comuni, che l'ha rilanciata a livello nazionale.
Non solo: accanto alla delibera, che lamenta la violazione degli articoli 5 (promozione dell'autonomia locale e del decentramento amministrativo), 118 (sussidiarietà) e 119 (autonomia finanziaria) della Costituzione, l'Anci ha diffuso una diffida ai tesorieri dall'effettuare i versamenti senza l'autorizzazione esplicita da parte dell'ente interessato. Non solo: la diffida avverte anche i tesorieri del fatto che, in caso contrario, saranno considerati responsabili diretti (in base all'articolo 211 del Dlgs 267/2000) degli eventuali danni economici subiti dall'ente. Identica la scelta del Governatore del Veneto, Luca Zaia, che ha diffidato l'Unicredit dal rispettare la norma, ma fra gli amministratori locali, però, c'è anche chi ha pensato a soluzioni più creative: è il caso per esempio della Provincia di Treviso, che ha deciso di sottrarre le risorse alla tesoreria statale investendo 29,97 milioni in Bot che al 27 dicembre frutteranno 328mila euro di interessi.
Un "tesoretto" aggiuntivo, che passa ovviamente dall'impegno della liquidità. Non è solo una questione di numeri, per quella che il presidente dell'Anci Graziano Delrio ha definito ieri il «danno morale e costituzionale» prodotto da una norma che «lede l'autonomia finanziaria dei Comuni». È il risvolto politico, infatti, ad alimentare una polemica che l'ordine del giorno promesso non basta a spegnere.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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