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NOVITÀ NORMATIVE

ANCHE LA TIA E' UN CREDITO PRIVILEGIATO.

Con una recentissima sentenza della Suprema corte (Cass. n. 2320 del 17 Febbraio 2012), i giudici hanno riconosciuto esistere il privilegio di cui al terzo comma dell'art. 2752 c.c., in riferimento alla Tariffa di igiene ambientale (c.d. Tia).
Questo è la massima ricavabile da tale sentenza, che sembra porre, almeno per il momento, un punto fermo sull'argomento più volte dibattuto, anche quotidianamente nei tribunali fallimentari del nostro paese.
Il caso oggetto della sentenza in commento origina da una istanza per l'ammissione allo stato passivo di una procedura fallimentare, di un credito inerente alla Tia, presentata dal concessionario del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti dell'area fiorentina.
Tale istanza era stata rigettata dal tribunale di Arezzo a seguito di due considerazioni giuridiche compiute dai giudici aretini: la prima risiede nel fatto che la Corte di cassazione, con consolidata giurisprudenza, in particolare sulla scorta dell'ordinanza n. 3274/2006 presa a sezioni unite, aveva ritenuto escludere la natura tributaria della Tia; la seconda ragione, è da rinvenirsi nella mancata estensione «automatica» di ogni tributo locale in riferimento al dato normativo dell'art. 2752 c.c. che estende il privilegio soltanto «ai crediti per imposte, tasse e contributi dei comuni e delle province previsti dalla legge per la finanza locale».
Il rigetto dell'opposizione allo stato passivo del fallimento, veniva così impugnato innanzi alla Corte di cassazione dallo stesso gestore del servizio. Ciò sulla base di alcuni motivi, qui brevemente accennati.
Ad avviso del ricorrente infatti, l'applicazione del dato letterale indicato dall'art. 2752 c.c., fa riferimento non tanto alla legislazione della finanza locale, ma bensì al sistema delle norme in senso generale; inoltre non esiste neppure, una specifica individuazione della norma a cui l'articolo accennato fa riferimento, e pertanto non si può escludere la Tia, istituita con il dlgs n. 22 del 1997, art. 49, (poi sostituito con il dlgs n. 152 del 2006, art. 238), avente caratteristiche e finalità corrispondenti a quelle della tassa smaltimento rifiuti (la Tarsu) prevista dall'art. 268 del T.u. n. 1175.
La ricorrente critica la affermazione secondo la quale la Tia non avrebbe natura di tributo, evidenziando come, al contrario, essa partecipi dei caratteri che sono da sempre attribuiti alla tassa, in sostanziale continuità con la tassa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu); e sostenendo che ciò trova rispondenza nel disposto del dlgs n. 546 del 1992, art. 2, comma 2, (come modificato dalla legge n. 248 del 2005), che ha attribuito alla giurisdizione tributaria le controversie relative a tale pretesa impositiva. La questione inoltre rivestirebbe profili di legittimità costituzionale delle norme indicate in violazione all'art. 3, 23, 119 della Costituzione.
La Corte ragionando sul punto, ritiene che ove non si considerasse tributo la Tia, essa automaticamente si porrebbe al di fuori dell'art. 2752 c.c. dato che esso argomenta di «tributi».
Invece l'orientamento ormai largamente prevalente della Corte, osservano i giudici, è nel senso che la Tia continui a rivestire natura tributaria, rientri cioè, analogamente ai contributi consortili, nell'ambito di quelle entrate pubbliche, definibili tasse di scopo, che mirano a fronteggiare una spesa di carattere generale ripartendone l'onere sulle categorie sociali che da questa traggono vantaggio o che comunque determinano l'esigenza per la mano pubblica di provvedere.
Non sarebbe ravvisabile, quindi, un rapporto sinallagmatico tra la prestazione dalla quale scaturisce l'onere suddetto e il beneficio che il singolo ne riceve: secondo la Corte, quindi, la Tia non trova fondamento in alcun intervento o atto volontario del privato, essendo ad essa assoggettati tutti coloro che occupano o conducono immobili esistenti nelle zone del territorio comunale, a prescindere dal conferimento dei rifiuti al servizio pubblico.
Non si tratta insomma del corrispettivo di una prestazione liberamente richiesta, ma bensì di una forma di finanziamento di servizio pubblico attraverso la imposizione dei relativi costi sull'area sociale che da tali costi ricava, nel suo insieme, beneficio: non è dato quindi individuare nella Tia caratteri sostanziali di diversità rispetto alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti urbani che l'ha preceduta.
Si ricorderà che già la Corte costituzionale (sent. n. 239/2009) aveva ritenuto, con una famosa sentenza, commentata da noi su queste stesse colonne, la Tia essere una variante della Tarsu, avente la sua stessa natura tributaria.
Inoltre, la Cassazione in riferimento all'applicabilità dell'art. 2752 c.c. ha ritenuto con giurisprudenza quasi costante, che tale norma debba essere interpretata in senso estensivo, applicandola al sistema in modo che sia, «cioè diretta a individuarne il reale significato e la portata effettiva anche oltre il limite apparentemente segnato dalla formulazione testuale».
Pertanto, la conclusione è che il privilegio dell'art. 2752 c.c. deve essere riconosciuto a tutti i tributi, intendendo il dato testuale «rinviare non già a una legge specifica istitutiva della singola imposta bensì all'atto astrattamente generatore dell'imposizione nella sua lata accezione».
FONTE: ITALIA OGGI

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