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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: I MARGINI DI MANOVRA PER I COMUNI.

Dai primi orientamenti emersi a livello comunale traspare l'esigenza di procedere a differenziazioni delle aliquote Imu. Al riguardo, la prima considerazione da fare riguarda l'inopportunità di una marcata diversificazione di aliquote nel primo anno di applicazione dell'imposta, sulla base di un duplice ordine di considerazioni.
Innanzitutto, occorre tener presente la difficoltà di effettuare stime attendibili del gettito, anche in considerazione dei tagli ai trasferimenti statali, che sono stimati sul maggior incasso, calcolato ad aliquota standard. Non è inoltre da sottovalutare la possibile complicazione che ciò comporterà per i contribuenti, alle prese con il doppio calcolo che sembra necessario ai fini della quota di imposta erariale. Per questa quota, infatti, il conteggio deve sempre avvenire sulla base dell'aliquota standard del 7,6 per mille.
Detto questo, i poteri deliberativi dei Comuni sono indubbiamente ampi. L'articolo 13 del Dl 201/2011 prevede la facoltà di ridurre l'aliquota fino al 4 per mille per gli immobili locati, per i fabbricati appartenenti alle imprese e per gli immobili dei soggetti Ires. Si tratta delle tre categorie che subiscono la penalizzazione derivante dall'aggravio dell'aliquota del tributo patrimoniale insieme alla duplicazione con le imposte sui redditi. L'articolo 8 del Dlgs 23/2011, inoltre, consente di differenziare queste riduzioni di aliquote per categorie di immobili Si ritiene che per categorie di immobili si possa intendere non solo categorie catastali ma anche tipologie d'uso cui gli stessi sono destinati.
È il caso ad esempio degli immobili appartenenti alle imprese artigiane, oppure alle imprese di nuova costituzione. Nell'ambito degli immobili locati, una distinzione "naturale" è tra contratti a canone concordato e contratti a canone di mercato. Deve però trattarsi di differenziazione in meglio e non in peggio Non potrà quindi essere deliberata un'aliquota più elevata di quella ordinaria ad esempio per gli immobili degli istituti di credito.
Nell'ambito dei beni appartenenti ai soggetti Ires dovrebbe invece essere possibile adottare una misura di favore per gli immobili degli enti non commerciali.
Al di fuori dei casi delle riduzioni di aliquote tipizzate nella legge, la differenziazione è ammessa ma adottando una certa cautela. Non pare possibile, ad esempio, deliberare aliquote diversificate a seconda del numero degli immobili posseduti.
Questo perché le aliquote Imu non sono progressive ma proporzionali e questo limite legislativo non può essere superato dal Comune. Sembra invece legittimo deliberare detrazioni aggiuntive per soggetti che hanno situazioni reddituali o patrimoniali "svantaggiate", individuate in delibera. La differenziazione di aliquote per categorie catastali potrebbe rivelarsi un azzardo. Secondo un orientamento giurisprudenziale, infatti, in queste ipotesi la specificità di ciascuna posizione immobiliare è già rappresentata nella rendita catastale e non può quindi essere ulteriormente valutata dal Comune.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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