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NOVITÀ NORMATIVE

CON L'IMU SALTANO LE VECCHIE AGEVOLAZIONI ICI.

L'arrivo dell'Imu non rischia solo di aumentare il prelievo "base", ma anche di travolgere tutta una serie di storiche agevolazioni dell'Ici. Il caso più eclatante è quello degli affitti a canone concordato, ai quali in molte città erano abbinate aliquote superscontate, se non addirittura l'esenzione totale, come a Bologna. Con l'Imu, invece, il prelievo potrebbe salire parecchio, arrivando - in alcuni casi limite - a moltiplicare per otto l'imposta dovuta. Anche nei Comuni che manterranno un trattamento di favore, infatti, l'aliquota agevolata si applicherà su un valore catastale più alto, perché calcolato applicando il moltiplicatore 160 anziché 100, come previsto dal Dl salva-Italia.
Prendiamo un alloggio con una rendita catastale di 300 euro. A Parma potrebbe aumentare da 63 a 534 euro (aliquota da 0,2% a 1,06%). Ma anche a Pesaro, che si propone di fermare l'aliquota Imu allo 0,4%, si passerà da 63 a 201 euro, che è comunque una moltiplicazione per tre. La conclusione è chiara: a meno di correzioni in corsa, il rincaro dell'Imu potrebbe mettere completamente fuori mercato gli affitti a canone calmierato, già colpiti dalla cedolare secca, che limita lo sconto al 2% rispetto alle locazioni libere (aliquota al 19% contro il 21%).
Un'altra partita delicata è quella delle case popolari, i cui enti - pur beneficiando della detrazione di 200 euro per la prima casa - dovranno pagare l'Imu ad aliquota ordinaria senza poterla scaricare sugli inquilini. Il Comune di Mantova è orientato ad applicare la tassazione più bassa possibile alle case Aler, così da non compromettere i lavori di ristrutturazione. Ma quante altre città vorranno e potranno farlo? Un discorso analogo vale anche per i fabbricati rurali strumentali (cascine, portici, stalle), per i quali Rovigo è uno dei pochi capoluoghi intenzionato a portare il prelievo dallo 0,2 allo 0,1 per cento. Senza dimenticare tutte le agevolazioni "speciali" che si sono stratificate in quasi vent'anni di storia dell'Ici.
Come le aliquote ridotte previste a Bologna per i cinema in centro e i teatri. O come quelle introdotte a Genova per i negozi e i laboratori aperti nel cuore della città. O ancora come quelle - adottate in molti Comuni - che prevedono un periodo di moratoria per le case appena costruite e ancora invendute.
Il meccanismo dell'Imu, che congela la quota di gettito destinato allo Stato, impone ai municipi di finanziare qualsiasi sconto con aumenti del prelievo su altre tipologie di immobili.
Le principali indiziate, in questo senso, sono le abitazioni sfitte da almeno due anni, per le quali in molti casi è in arrivo l'aliquota massima dell'1,06% (allo studio a Milano, Bologna, Bergamo e Trento) o dello 0,96% (Aosta, Lecco e Urbino). Attenzione, però, a non farsi ingannare da una prospettiva distorta: spesso queste case pagavano già lo 0,9% con l'Ici, rispetto al quale l'applicazione dell'aliquota Imu più alta si traduce in poco meno del raddoppio del prelievo. E poi bisogna considerare che l'Imu assorbe anche l'Irpef "fondiaria" sugli immobili non locati, il che rende ancora meno pesante il rincaro per i contribuenti a maggior reddito. Su una casa con una rendita catastale di 500 euro, un contribuente nel primo scaglione Irpef (23%) ha un aumento di 257 euro; uno nell'ultimo scaglione (43%) si ferma a 117 euro.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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