PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

LA PARTITA IVA SULLA TIA VALE 1 MILIARDO.

È una tegola da un miliardo di euro quella rilanciata dalla sentenza 3756/2012 della Corte di cassazione che ha riaperto la strada ai rimborsi dell'Iva pagata negli ultimi anni sulla tariffa d'igiene ambientale. La tegola pende in realtà dal lontano 2009, quando la Corte costituzionale (sentenza238) ha stabilito che la Tia è un tributo e non una vera tariffa e quindi non può essere caricato dell'Iva, ma dopo che la Suprema corte ha stracciato i tentativi di difesa da parte del ministero dell'Economia la strada ai rimborsi non ha più ostacoli. Ora, però, si apre il problema dei problemi: chi paga? E con quali soldi?
Il carico pesa ovviamente sui conti dello Stato, ma i gestori raccolti in Federambiente mettono le mani avanti: «Le imprese non possono restituire ai contribuenti un miliardo di euro che non hanno, perché quel miliardo è già stato incassato dallo Stato, e poi attendere una successiva compensazione».
Difficile respingere l'obiezione, visto l'evolversi di questa vicenda che fra inerzia e soluzioni affrettate si è tramutata in telenovela infìnita. La strada era infatti già tracciata dal 2009, quando la Corte costituzionale ha negato il carattere tariffario della «Tia1» introdotta dal decreto Ronchi del 1997 perché, dal momento che le sue richieste poggiano su basi fisse e l'elemento corrispettivo è parziale, nei fatti la sua struttura è analoga a quella della tassa rifiuti.
La posizione dei giudici delle leggi aveva subito fatto paura all'amministrazione finanziaria, sulla base di due semplici numeri: a fine 2008 la «Tia1» si applicava ormai a quasi 17 milioni di cittadini e alle imprese sparse in 1.193 Comuni, e secondo le prime stime la partita poteva valere 200 milioni all'anno. Considerando la prescrizione quinquennale si arriva a un miliardo, e il conto si appesantisce ulteriormente (anche se non in modo proporzionale, perché nei primi anni la Tia è stata applicata meno diffusamente) nell'ipotesi di prescrizione decennale.
Su questa base ha poggiato una catena di errori, partita con il Dl 78/2010 (articolo 14, comma 33) che ha stabilito per legge la natura tariffaria della Tia ma per una svista si è riferito alla «Tia2» (prevista dal Codice dell'ambiente del 2006) e non alla «Tia1» oggetto del problema. Le Finanze, con la circolare 3/2010, hanno provato a sostenere una sorta di «analogia sostanziale» fra «Tia1» e «Tia2», ma la Cassazione sgombra il campo dall'ipotesi. Questi tentennamenti, com'è ovvio, non hanno fatto che aggravare il problema, come mostra il fatto che circa la metà dei gestori, carte ministeriali alla mano, ha continuato ad applicare l'Iva, offrendo così basi ulteriori al contenzioso.
La battaglia si è accesa, e la stessa Federambiente spiega che «decine di migliaia di persone si sono rivolte ai giudici di pace» (e alle commissioni tributarie) e la sola gestione del contenzioso può tradursi in «un costo istantaneo spropositato». Per evitare di ingigantirlo ulteriormente, sembra difficile trovare ora una strada alternativa allo stanziamento di risorse: già nel Dl enti locali del 2010 si ipotizzò un primo fondo da 200 milioni, ma poi il legislatore scelse la linea dura. E perdente.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

SCADENZIARIO

<novembre 2018>
lunmarmergiovensabdom
2930311234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293012
3456789
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio