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NOVITÀ NORMATIVE

DALLA CONVERSIONE DEL D.L. LIBERALIZZAZIONI NOVITA' PER I SERVIZI PUBBLICI.

La prima scadenza nell'ennesimo ridisegno della riforma dei servizi pubblici locali portata dalla legge di conversione del decreto liberalizzazioni è decisamente ravvicinata e cruciale ma, per ovvie ragioni di calendario, è a rischio sforamento. Si tratta del 31 marzo prossimo, quando il ministero per gli Affari regionali dovrebbe licenziare il decreto che fissa le regole per la delibera quadro con cui gli enti locali verificano «la realizzabilità di una gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali di rilevanza economica» e, per il resto, limitano l'attribuzione di diritti di esclusiva ai soli casi in cui l'iniziativa privata si rivela inadeguata.
Si tratta di uno dei cardini della riforma, oggetto di un tira e molla infinito che dal 2008 a oggi ha riscritto più volte le regole, e ora arriva alla prova dell'attuazione. Sulle strategie degli enti locali e sulla delibera-quadro che le ufficializza dovrà vigilare l'Antitrust, ma con un potere tutt'altro che illimitato: il parere del Garante della concorrenza sarà obbligatorio solo per gli enti territoriali con più di 10mila abitanti, e comunque nemmeno per loro sarà vincolante.
Il Ministero guidato da Piero Gnudi è chiamato entro la stessa data ad altri due passaggi importanti: se sulle regole per la delibera-quadro sono cominciate a circolare le bozze, è da costruire la disciplina per la pubblicità obbligatoria dei dati su qualità del servizio, prezzo medio per utente e investimenti.
Stessa situazione, con un grado di complessità ancora più alto, per le regole necessarie ad assoggettare al Patto di stabilità interno le società in house: la normativa lo prevede dal 2008, ma la differente natura dei bilanci ha finora impedito di applicare alla contabilità economica delle aziende i vincoli che imbrigliano la contabilità finanziaria degli enti proprietari.
Per assoggettare al Patto anche le aziende speciali e le istituzioni, con l'eccezione di quelle che operano nei servizi socio-assistenziali, educativi, culturali e nelle farmacie, c'è invece tempo fino al 30 ottobre prossimo. A scattare subito, invece, dovrebbero essere le limitazioni a spesa di personale, assunzioni, incarichi di consulenza e acquisti di beni e servizi, che dovranno seguire le stesse regole applicate a Comuni e Province come già previsto per le società in house.
Anche su tutta questa partita, però, pesano nodi applicativi non facili da risolvere.
Per il resto, la revisione della riforma operata con il nuovo testo offre un mix di regole più stringenti e scadenze più distese. Il tetto di valore del servizio oltre il quale sarà precluso il ricorso all'in house scende da 900mila a 200mila euro annui, ma la tagliola che dal 31 marzo avrebbe dovuto far decadere gli attuali affidamenti sopra-soglia rimarrà bloccata sino a fine anno.
Non solo. Anche questa data di scadenza può essere dribblata dalle gestioni che si integrano fino ad abbracciare l'intero ambito territoriale: a chi ce la fa, le nuove regole garantiscono tre anni aggiuntivi di sopravvivenza. Tempi supplementari anche per gli affidamenti a società miste il cui socio privato sia stato scelto senza il ricorso alla gara a doppio oggetto, quindi fuori dalla normativa Ue: dovevano chiudere i battenti al 30 giugno, e invece potranno continuare a operare fino al 31 marzo 2013.
L'arrivo al traguardo delle nuove regole fa poi partire la macchina della definizione dei bacini territoriali omogenei che le Regioni dovranno individuare entro il 30 giugno per l'organizzazione dei servizi (a rete, come ha precisato il Senato) di rilevanza economica. I bacini potranno anche avere dimensioni diverse da quelle provinciali, ma in questo caso dovranno motivare la scelta sulla base di criteri di «differenziazione territoriale» e «sostenibilità socio-economica».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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