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civica

NOVITÀ NORMATIVE

RIFORMA DEI CONTROLLI INTERNI

Dopo i tagli alle poltrone Calderoli vuole anticipare un altro pezzo del Codice delle autonomie. Si tratta della nuova disciplina dei controlli interni che potrebbe essere inserita all'interno del decreto legge sugli enti locali (dl n. 2/2010) il cui ddl di conversione è attualmente all'esame della camera. Il consiglio dei ministri di ieri ha incaricato il ministro della semplificazione di verificare la fattibilità del recepimento. L'obiettivo è rafforzare i controlli su legalità e efficienza degli enti locali con un'attenzione particolare alle spese di comuni e province, al funzionamento delle partecipate e alla qualità dei servizi. «Gli enti locali si sono già dimostrati virtuosi nell'affrontare i limiti posti dal patto di stabilità», ha dichiarato Calderoli. «La riforma dei controlli interni consentirà di individuare chi virtuoso non lo è stato, penalizzando con la sua condotta l'intero comparto».
Tra le novità introdotte dalle nuove norme (contenute negli articoli 29-31 del Codice approvato definitivamente dal consiglio dei ministri lo scorso 19 novembre e non ancora approdato in parlamento) si segnala innanzitutto l'estensione del parere di regolarità contabile che dovrà riguardare tutti i riflessi, diretti o indiretti, sulla situazione economico-finanziaria o sul patrimonio dell'ente. In questo modo Calderoli punta a stanare le spese che spesso si nascondono tra le pieghe di un provvedimento senza adeguata copertura.
Il controllo di regolarità amministrativa e contabile non sarà solo preventivo, ma potrà anche avvenire in un secondo momento e in modo casuale, a campione. La trasparenza delle società partecipate sarà assicurata grazie all'obbligo di redigere il bilancio consolidato.
Per contrastare la lievitazione dei prezzi negli appalti, sarà rafforzato il parere di congruità, così come il controllo di gestione che sarà più esteso (a tutta l'attività amministrativa), più tempestivo (si strutturerà con una cadenza periodica di tre mesi) e più specifico perché sarà rivolto sui singoli servizi.
Per quanto riguarda i revisori degli enti locali, il Codice delle autonomie non considera più un dogma l'obbligo del revisore unico nei comuni tra 5 mila e 15 mila abitanti. A parità di oneri, la revisione economico-finanziaria potrà essere affidata a un collegio composto di tre membri. Tuttavia, in mancanza di una definizione statutaria espressa la revisione sarà affidata ad unico revisore ». Inoltre, i revisori dovranno essere scelti sulla base di criteri più rigorosi di preparazione e di competenza professionale.
FONTE: ITALIA OGGI

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