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NOVITÀ NORMATIVE

IVA E TARIFFA RIFIUTI: PARTITA SEMPRE APERTA.

Finora la strada imboccata dal ministero dell'Economia nel tentativo di sciogliere i nodi ormai intricatissimi dell'Iva applicata alla Tariffa d'igiene ambientale non si è rivelata molto produttiva, ma a Via XX Settembre non si cambia idea.
A rivelarlo è la risposta a un question time presentato ieri in commissione Finanze alle Camera da Marco Causi e Alberto Fluvi (Pd), che hanno chiesto al Governo che cosa intenda fare per evitare ai gestori del servizio «gli ingenti costi delle azioni legali innescate dai milioni di aventi diritto» al rimborso dell'imposta pagata negli scorsi anni. La risposta ministeriale, pur indicando che la scelta deve dipendere da «valutazioni squisitamente politiche», torna a evocare una «norma di interpretazione autentica che chiarisca la natura di corrispettivo della Tia 1», e quindi l'applicabilità della Tia.
A chi ha seguito gli infiniti capitoli di questa telenovela, questa "soluzione" ricorderà da vicino il tentativo fallito con la manovra estiva 2010 (articolo 14, comma 33 del Dl 78/2010), quando per un errore nei riferimenti normativi si chiarì per legge la natura corrispettiva della Tia 2 (introdotta nel 2006 e praticamente mai applicata, quindi fuori discussione) e non della Tia 1 (prevista dal decreto Ronchi, applicata in oltre mille Comuni e oggetto della pioggia di istanze di rimborso). L'idea, par di capire, è quella di tornare a stabilire per legge il contrario di quanto sancito da Corte costituzionale e Cassazione, azzeccando però i riferimenti normativi.
Un'ipotesi, questa, che torna a prendere piede mentre gli assalti all'Iva si moltiplicano, perché sempre ieri Federambiente, che riunisce le imprese del settore, ha diffidato il ministero dell'Economia per vedersi restituito «il miliardo di euro di Iva versato all'erario» e ha annunciato azioni legali.
Il problema, si ricorderà, nasce nel luglio 2009, quando la Corte costituzionale (nella sentenza 238 di quell'anno) stabilisce che la Tia è una tariffa di nome ma una tassa di fatto, perché non misura puntualmente il conto sulla base dei rifiuti prodotti, per cui l'Iva (in quanto imposta sulla tassa) non va applicata. La questione investe 1.193 Comuni in cui vivono 17 milioni di cittadini, e secondo le stime apre possibili ricorsi per un miliardo di euro (in pratica l'Iva pagata ma non dovuta negli ultimi cinque anni).
Mentre gli utenti ottengono le prime vittorie dai giudici di pace e in commissione tributaria, il Governo interviene nel maxiemendamento alla manovra estiva 2010, fissando con una norma di «interpretazione autentica» che la Tia è un corrispettivo: come detto, però, sbaglia mira, e invece di riferirsi alla Tia 1 ex decreto Ronchi punta tutto sulla Tia 2 ex Codice dell'ambiente, che però è fuori dai giochi.
Per rimediare al (mancato) rimedio, interviene allora il dipartimento delle Finanze con una circolare (la n. 3 dell'11 novembre 2010) in cui si stabilisce un'«analogia sostanziale» fra Tia 2 e Tia 1, per cui quel che vale per l'una vale anche per l'altra.
Nemmeno quest'argine, però, riesce a reggere, perché interviene la Cassazione (con la sentenza 3756 del 9 marzo 2012) e stabilisce che l'analogia affermata nella circolare è «frutto di una forzatura logica del tutto inaccettabile», e di conseguenza le richieste di rimborso possono andare avanti.
Si inserisce in questo quadro l'ipotesi di una nuova «interpretazione autentica» che, sottolinea il ministero, avrebbe il pregio di «esplicare i propri effetti per le operazioni fatturate nel passato» e per quelle «da effettuarsi fino al 31 dicembre 2012». Dopo di che il problema sarà risolto dall'arrivo della Tares. A patto, ovviamente, di centrare il riferimento normativo necessario a contraddire per legge Corte costituzionale e Cassazione.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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