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NOVITÀ NORMATIVE

RISCOSSIONE LOCALE: PROBLEMI ANCORA IRRISOLTI.

L’iter di conversione in legge del decreto fiscale 16/2012 è l’occasione anche per risolvere diversi problemi legati alla riscossione delle entrate locali, la cui disciplina – dopo il Dl 70/2011 – ha assunto livelli di confusione e incertezza intollerabili. Il passaggio al Senato al momento non offre novità, ma alla Camera il testo dovrebbe tornare a essere oggetto di interventi.
Tra i punti critici c’è in primo luogo la questione del soggetto che dal 2013 deve subentrare ad Equitalia. Peraltro, la formulazione "tranchant" della lettera gg-ter) del Dl 70/2011 di fatto costringerebbe gli agenti della riscossione a restituire i ruoli ai Comuni, con tutto ciò che ne consegue anche in termini di probabile mancata riscossione di somme già iscritte in bilancio. Per risolvere il problema è stata proposta la costituzione di un consorzio nazionale cui attribuire i medesimi poteri spettanti agli enti locali in materia di riscossione.
Tuttavia, la soluzione sembra sollevare complesse questioni sulla compatibilità con l’ordinamento interno e comunitario.
Un altro vuoto normativo riguarda la riscossione coattiva, che dal 2013 andrà effettuata direttamente dai Comuni. Manca infatti, nella lettera gg-quater) del Dl 70/2011, un espresso riferimento ai concessionari privati e alle società partecipate, che non potranno più emettere l’ingiunzione fiscale in quanto verrà a mancare l’attuale supporto normativo (Dl 209/2002 e Dl 248/2007).
La soluzione al problema è piuttosto semplice. È sufficiente integrare la lettera gg-quater) con il riferimento ai «soggetti di cui all’articolo 52, comma 5, lettera b) del Dlgs 446/97». In tal senso si esprime una proposta di emendamento, che peraltro recupera le Province, ignorate dal Dl 70/2011.
C’è poi la questione della riscossione coattiva sotto i 2.000 euro, disciplinata con modalità soft in controtendenza rispetto agli sforzi che si stanno compiendo contro l’evasione fiscale. La lettera gg-quinquies) del Dl 70 prevede che qualsiasi azione esecutiva o conservativa del patrimonio del contribuente sia preceduta da due solleciti di pagamento, il secondo a distanza di sei mesi dal primo. In sostanza, per adottare il fermo amministrativo o l’ipoteca dovranno passare almeno otto mesi dalla notifica della cartella. La formulazione della norma crea tre problemi:
1) non è chiara l’applicabilità all’ingiunzione fiscale, che utilizza le disposizioni del Dpr 602/73 soltanto «in quanto compatibili»;
2) l’invio dei solleciti «mediante posta ordinaria» presta il fianco a contestazioni dei contribuenti;
3) oltre il 90%delle quote iscritte a ruolo dai Comuni non superai mille euro, con un numero di contribuenti potenziali tale da creare – in caso di contemporanea morosità – un corto circuito per le casse degli enti locali.
Sul punto sono diverse le proposte di emendamenti, che prevedono l’invio di un unico sollecito e il dimezzamento dei tempi per l’esecuzione.
Resta comunque l’esigenza di riformare la materia, molto sentita dalle associazioni di categoria (Anci, Anacap e Ascotributi) che il 2 febbraio scorso hanno aperto un tavolo di confronto. Il lavoro ha prodotto una prima bozza di riforma della riscossione che dovrà essere definita il 12 aprile per la successiva promozione in sede legislativa.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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