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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: NODO SUI DECRETI ATTUATIVI.

L'ultimo giro di modifiche parlamentari ha risolto le incognite dell'acconto, ma ha prodotto o lasciato inalterati una serie di nodi destinati a creare più di un problema ulteriore al debutto anticipato dell'Imu.
I più gravi discendono dall'escamotage individuato dal Governo con lo scopo di mettere il gettito già "cifrato" dal decreto di Natale al riparo da eventuali sorprese. In pratica, si stabilisce che uno (o più) Dpcm possano intervenire fino al 10 dicembre a correggere detrazioni e aliquote di riferimento, cioè quelle fissate dalla legge statale su cui intervengono le maggiorazioni o le riduzioni comunali.
Il meccanismo, che offre a tutti gli effetti al Governo una delega "in bianco" sulla definizione delle aliquote, senza fissare in anticipo per esempio il tetto massimo delle richieste, solleva un grosso problema costituzionale, perché la Carta stabilisce che «nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge» (articolo 23) e che ogni delega al Governo deve essere caratterizzata da «principi e criteri direttivi».
Il doppio passo del calendario sembra incespicare anche sul fronte dell'attività comunale: entro il 30 giugno gli enti locali dovranno approvare preventivi 2012 improntati alla «veridicità» (lo prevede l'articolo 151 del Dlgs 267/2000), ma avranno tempo fino al 30 settembre per decidere le aliquote dell'Imu, cioè una voce decisiva per la colonna delle entrate.
Gli emendamenti riesumano la nozione di «accertamento convenzionale» a giugno delle entrate stimabili in base ai dati a disposizione per quell'epoca, con un meccanismo (già sperimentato senza successo per l'Ici dei fabbricati rurali) che viaggia in deroga a parecchi principi chiave della contabilità. Senza contare che, comunque sia, anche il 30 settembre si rivelerà una data troppo "anticipata" se il Governo deciderà di sfruttare interamente i tempi supplementari che si chiudono il 10 dicembre.
Viaggia nella nebbia anche la disciplina della dichiarazione che, in base agli emendamenti, trova la sua prima scadenza al 30 luglio prossimo per gli immobili posseduti al 1° gennaio scorso. La norma nulla dice su quali siano i contribuenti obbligati all'adempimento (è presumibile che la norma si rivolga prima di tutto, anche se non solo, ai proprietari di abitazioni principali, "liberati" dall'imposta fin dal 2008), né su chi sia il destinatario della dichiarazione.
Tutti questi dubbi andranno chiariti dal decreto ministeriale che deve disegnare anche il modello di dichiarazione. Con le nuove scadenze fissate dal decreto fiscale nella versione rivista in commissione al Senato, però, la questione è urgente.
Altrettanto urgente è la definizione dei modelli di versamento, a partire dall'individuazione del codice tributo.
Lo sanno bene i contribuenti che in queste settimane si sono recati ai centri di assistenza fiscale e che, alla richiesta di attivare meccanismi di compensazione con le imposte sui redditi nei modelli 730 di quest'anno, si sono visti "respingere" proprio perché manca lo strumento indispensabile a far girare il sistema. «Ma nel frattempo avevamo già accolto 150mila contribuenti che dovremo far tornare indietro» denuncia il dg di Caf Acli, Paolo Conti. Con la stessa ansia attendono questo passaggio i Comuni, che chiedono l'attivazione di un doppio codice tributo per evitare di sobbarcarsi interamente i rischi di riscossione anche sulla quota erariale dell'imposta.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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