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NOVITÀ NORMATIVE

SANZIONI PIU' SEVERE PER LO SFORAMENTO DEL PATTO DI STABILITA'.

Gli enti soggetti al Patto di stabilità interno rischiano sanzioni finanziarie più pesanti, anche se spalmate su un triennio. Lo prevede il maxiemendamento al decreto fiscale, approvato ieri, con una disposizione contestata dalla Ragioneria generale dello Stato, ma confermata dalla Commissione Bilancio del Senato.
All'art. 4 del dl 16/2012 è stato introdotto un nuovo comma 12-bis, che modifica l'art. 7, comma 2, lett. a), del dlgs 149/2011 (il c.d. decreto «premi e sanzioni»).
La disposizione novellata prevede che gli enti che violano il Patto siano assoggettati, nell'anno successivo a quello in cui l'inadempienza è stata commessa o accertata, ad una riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio ovvero del fondo perequativo.
In base al testo fino ad oggi vigente, tale riduzione era quantificata in misura pari alla differenza tra il risultato registrato da ciascun ente inadempiente ed il rispettivo obiettivo programmatico, ma comunque non poteva superare il 3% delle entrate correnti registrate nell'ultimo consuntivo.
Il correttivo è duplice: da un lato, viene eliminato il tetto del 3%, dall'altro si prevede che la riduzione sia «riportata nella misura di un terzo in ciascuno dei tre esercizi successivi».
La portata della modifica non è di immediata percezione, tanto che essa ha suscitato giudizi e commenti contrastanti. Mentre il Presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama, nonché relatore del disegno di legge di conversione del decreto fiscale, Antonio Azzollini, ha giudicato la nuova disciplina più «rigorosa» di quella precedente, la Rgs ha espresso parere negativo, ravvisando la mancanza di un'adeguata copertura finanziaria.
Assai critico anche il giudizio del senatore del Pd Marco Stradiotto, secondo cui la nuova norma «creerà ulteriori difficoltà a molti comuni» in un momento in cui, a causa dell'aggravarsi del fenomeno dei ritardati pagamenti da parte delle p.a., sarebbe necessario prevedere un allentamento del Patto. Invece, rileva Stradiotto, si va in direzione opposta: «Mentre la norma fino ad oggi vigente prevedeva una sanzione massima pari al 3% delle entrate, la nuova norma prevede una sanzione pari al 100% dello sforamento, diluita in 3 anni».
In effetti, la modifica pare favorire solo gli enti che riusciranno a contenere lo sforamento del proprio obiettivo al di sotto del «vecchio» tetto del 3%, perché in tal caso la sanzione sarà diluita in un triennio, anziché essere applicata in una sola tranche annuale. Solo in questo senso, si comprendono le riserve della Rgs.
Viceversa, gli enti che realizzeranno sforamenti più elevati subiranno una forte penalizzazione, non potendo più contare sulla descritta «clausola di salvaguardia» (la quale, a suo tempo, fu fortemente voluta dall'Anci, che ottenne anche di abbassarla dal 5% inizialmente previsto), ma solo sul nuovo meccanismo di rateizzazione triennale. In questa prospettiva, ha ragione Stradiotto.
Va anche detto, peraltro, che l'eliminazione del tetto cancella l'incentivo perverso che, fino allo scorso anno, poteva indurre gli enti più in difficoltà con il Patto a dilatare la differenza fra saldo e obiettivo facendo affidamento sul fatto che, comunque, la sanzione sarebbe rimasta invariata. Il che spiega il punto di vista di Azzollini
In tal senso, pare evidente la necessità che la nuova disciplina non si applichi retroattivamente agli enti che hanno violato il Patto 2011. Ma la nuova disposizione tace sul punto.
FONTE: ITALIA OGGI

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