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NOVITÀ NORMATIVE

PATTO DI STABILITA' IN EVOLUZIONE.

Giro di vite sulle sanzioni e tempi più lunghi per il Patto regionale. Sono queste le novità in materia di patto di stabilità interno previste dal maxi-emendamento al decreto fiscale. L'ennesimo restyling è contenuto nei nuovi commi 12-bis e 12-ter, aggiunti in sede di conversione all'art. 4 del dl 16/2012.
Sanzioni. La prima disposizione interviene sulle sanzioni per gli enti inadempienti, novellando l'art. 7, comma 2, lett. a), del decreto «premi e sanzioni» (dlgs 149/2011). In base alla disciplina fino ad oggi vigente, gli enti che sforano il Patto erano assoggettati ad una riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio (o perequativo) pari alla differenza tra il risultato registrato e l'obiettivo programmatico, ma comunque non superiore al 3% delle entrate correnti dell'ultimo consuntivo.
La novella ha introdotto un duplice correttivo: da un lato, è stato eliminato il tetto del 3%, dall'altro, è stato previsto che la riduzione sia «riportata nella misura di un terzo in ciascuno dei tre esercizi successivi». Nel complesso, si tratta di una modifica peggiorativa: solo gli enti che riusciranno a contenere lo sforamento entro il 3% delle proprie entrate correnti ne avranno un beneficio, poiché il taglio sarà spalmato su un triennio, anziché essere concentrato nell'anno successivo a quello in cui l'inadempienza è commessa o accertata.
Negli altri casi, il venir meno della clausola di salvaguardia (a suo tempo fortemente voluta dall'Anci, che ottenne anche di abbassarla dal 5% inizialmente previsto) renderà la multa più salata, anche se gli enti potranno rateizzarla. Non è chiara la decorrenza della nuova disciplina: se essa si applicasse anche a chi ha sforato il Patto 2011, ne sarebbero fortemente penalizzati gli enti che avessero deciso di ampliare la forbice fra saldo ed obiettivo facendo affidamento sul fatto che la sanzione sarebbe comunque rimasta invariata.
Patto regionale. Il nuovo comma 12-ter modifica l'art. 1, comma 142, della l 220/2010, rivedendo la tempistica del Patto regionale «orizzontale», ovvero quello che consente a province e comuni di scambiarsi permessi di sforamento del Patto grazie al ruolo di stanza di compensazione svolto dalle regioni. In precedenza, le variazioni degli obiettivi (in senso migliorativo o peggiorativo) avrebbero dovuto essere disposte entro il 30 giugno, termine assolutamente irrealistico ed inapplicabile, considerato che a quella data molti enti potrebbero avere appena approvato il bilancio di previsione.
Per questo la scadenza è stata posticipata al 31 ottobre, allineandola a quella del Patto regionale «verticale» (che consente alle regioni di cedere quote del proprio obiettivo agli enti locali).
Enti virtuosi. Mentre il Parlamento lavorava sul decreto fiscale, il Mef ha messo a punto lo schema di decreto che individua gli enti virtuosi, ora all'esame della Conferenza Unificata. Si tratta di 143 comuni e quattro province che beneficeranno di un Patto assai più leggero, potendo limitarsi a conseguire un saldo di competenza mista pari a 0. Per tutti gli altri, invece, il Patto si appesantisce ulteriormente: essi, infatti, dovranno calcolare il loro obiettivo applicando alla spesa corrente media 2006-2008 un coefficiente maggiorato (16% per i comuni, 16,9% per le province). La geografia della virtuosità premia decisamente gli enti locali del Nord e penalizza fortemente il Mezzogiorno.
La gran parte degli enti virtuosi, infatti, si trova in Alta Italia (Piemonte, Lombardia e Veneto). Se si contano anche Liguria, Emilia-Romagna e Toscana, viene fuori che sono ben 131 i comuni virtuosi del Settentrione: una maggioranza schiacciante. Le altre ripartizioni geografiche devono accontentarsi delle briciole: al Centro si collocano appena nove comuni virtuosi, mentre Sud e Isole sono rappresentati da tre soli comuni. Guardando alle province, la musica non cambia: delle quattro virtuose, ben tre si trovano al Nord (Lodi, Sondrio e Vicenza) e solo 1 al Sud (Bari).
Fra i quattro parametri utilizzati per operare la scelta (rispetto del Patto, capacità di riscossione, equilibrio di parte corrente ed autonomia finanziaria), è stato probabilmente quest'ultimo a marcare le differenze più importanti: nel Mezzogiorno, infatti, la dipendenza dai trasferimenti erariali (che nel 2009, anno assunto come base di riferimento, non erano ancora stati fiscalizzati) è decisamente più elevata di quanto non accada nel Centro-Nord.
Si tratta, tuttavia, di un criterio discutibile, specialmente in una fase di progressivo superamento del vecchio regime di finanza «derivata» in favore di un sistema di «federalismo fiscale». Ancora più discutibile la scelta di operare la verifica circa il grado di compliance delle diverse amministrazioni nei confronti del Patto rispetto ad un solo anno (il 2010), e non ad un periodo di tempo più lungo (ad esempio, l'ultimo triennio).
FONTE: ITALIA OGGI

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