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NOVITÀ NORMATIVE

I FABBRICATI SENZA RENDITA NON SFUGGONO ALL'IMU.

In arrivo i coefficienti da applicare per l'anno 2012 per la determinazione dell'Imu per i fabbricati classificabili nel gruppo D, appartenenti a imprese e sforniti di rendita catastale. È stato, infatti, emanato il primo decreto in materia di Imu, e cioè il decreto del 5 aprile 2012 predisposto dalla direzione federalismo fiscale del dipartimento delle finanze del ministero dell'economia e delle finanze, pubblicato sulla gazzetta ufficiale n. 85 del 11 aprile 2012, con il quale sono stati approvati i coefficienti necessari per la determinazione dell'Imu per gli immobili che:
- non sono iscritti in catasto;
- sono classificabili nel gruppo D;
- appartengono ad imprese;
- sono distintamente contabilizzati;
- sono sforniti di rendita catastale.
Per questi fabbricati non ci sono particolari novità per quanto attiene alla determinazione della base imponibile che è rimasta immutata e rimane pertanto la stessa dell'Ici.
L'art. 13, comma 3, del dl 6 dicembre 2011, n. 201 stabilisce, infatti, che la base imponibile dell'Imu è costituita dal valore dell'immobile determinato ai sensi dell'art. 5, commi 1, 3, 5 e 6 del dlgs 30 dicembre 1992, n. 504. Ebbene l'art. 5, comma 3, del dlgs n. 504 del 1992, espressamente richiamato dalle norme dell'Imu, è proprio quello che disciplina i criteri di determinazione del valore dei fabbricati classificabili nel gruppo catastale D, non iscritti in catasto, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati.
Per detti immobili, invero, risulta inapplicabile il criterio generale di determinazione dell'ammontare dell'Imu, in base al quale occorre applicare alla rendita catastale specifici coefficienti. Ciò in quanto detti immobili sono sforniti di rendita e allora soccorre l'art. 5, comma 3, del dlgs n. 504 del 1992, il quale stabilisce una particolare modalità di quantificazione del valore da assumere e che deve essere seguita fino all'anno in cui gli immobili in esame vengono iscritti in catasto con regolare attribuzione di rendita.
Per fabbricati in questione il valore deve essere fissato alla data di inizio di ciascun anno solare o, se successiva, alla data di acquisizione, applicando i coefficienti che sono aggiornati annualmente con un decreto del ministro dell'economia e delle finanze, sulla base dei dati risultanti all'Istat sull'andamento del costo di costruzione di un capannone.
Il calcolo dell'Imu è agevole: occorre applicare i coefficienti al valore dell'immobile che è costituito dall'ammontare che risulta dalle scritture contabili, al lordo delle quote di ammortamento. La somma che ne risulta costituisce la base imponibile dei fabbricati sulla quale va, quindi, applicata l'aliquota che il comune ha deliberato per detti immobili.
È necessario ricordare che il particolare criterio di calcolo stabilito per i fabbricati D in esame è stato anche oggetto di impugnativa dinanzi alla Corte costituzionale che, nella sentenza 24 febbraio 2006, n. 67, ha affermato che esso non risulta irragionevole. Bisogna tener conto del fatto che il suddetto criterio di determinazione dell'Imu deve essere seguito fino al momento in cui, a seguito dell'espletamento delle procedure informatiche stabilite con il decreto del ministro delle finanze 19 aprile 1994, n. 701, che ha introdotto il Doc-Fa, avviene l'iscrizione in catasto della rendita, poiché se ciò avviene si hanno gli elementi per poter determinare l'imposta sulla base dei criteri ordinari.
Occorre anche ricordare che in passato si è assistito a un acceso dibattito giurisprudenziale in ordine alla possibilità di invocare il diritto a ottenere il rimborso, nel caso in cui l'importo pagato sulla base dei coefficienti ministeriali sia stato superiore a quanto dovuto dal contribuente per lo stesso immobile dopo l'attribuzione della rendita. La prassi ministeriale si è sempre espressa negativamente sostenendo la natura dichiarativa e, quindi, l'efficacia retroattiva dell'attribuzione della rendita.
Fortunatamente si è registrato l'intervento delle sezioni unite della Corte di cassazione che con la sentenza n 3160 del 9 febbraio 2011 hanno affermato il principio di diritto secondo cui «in tema di Ici e con riferimento alla base imponibile dei fabbricati non iscritti in catasto, posseduti da imprese e distintamente contabilizzati, il dlgs 30 dicembre 1992, n. 504, art. 5, comma 3, ha previsto, fino alla attribuzione della rendita catastale, un metodo di determinazione della base imponibile collegato alle iscrizioni contabili valido fino a che la richiesta di attribuzione della rendita non viene formulata» dal contribuente.
Dal momento in cui fa la richiesta egli diventa titolare di una situazione giuridica nuova derivante dall'adesione al sistema generale della rendita catastale, sicché può dover pagare una somma maggiore (ove intervenga un accertamento in tal senso) o minore e chiedere il rimborso.
FONTE: ITALIA OGGI

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