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NOVITÀ NORMATIVE

CONCESSIONI EDILIZIE CON LA DOPPIA FIRMA

Non basterà la firma del dirigente, ma ci vorrà la controfirma del sindaco (o dell'assessore) per rendere efficace la concessione edilizia rilasciata dal comune. La doppia firma sarà necessaria anche su tutti i provvedimenti autorizzatori (art.107, comma 3, lett. f e g del Testo unico sugli enti locali) che presuppongano accertamenti e valutazioni di natura discrezionale, nonché su tutti i provvedimenti di sospensione dei lavori, abbattimento e riduzione in pristino di competenza comunale. Basterà invece la sola firma del dirigente per irrogare le sanzioni amministrative in materia di prevenzione e repressione dell'abusivismo edilizio.
È questa una delle soluzioni a cui la maggioranza sta pensando nel tentativo di arginare la corruzione negli enti locali. E la norma, ancor prima della sua presentazione ufficiale all'interno del più ampio disegno di legge anticorruzione che il governo varerà nella prossima riunione del consiglio dei ministri, fa già discutere. Perché infliggerebbe un colpo mortale a uno dei principi cardine della governance locale, ossia la separazione tra attività di indirizzo politico e attività di gestione. E proprio per questo all'interno dell'esecutivo c'è già chi storce il naso davanti a una soluzione che ai più sembra radicale e di difficile realizzazione pratica. Anche se il problema della compatibilità col Tuel e con il dlgs 29/1993 potrebbe essere superato considerando la firma del sindaco (o dell'assessore) mera condizione di efficacia dell'atto che però resterebbe di emanazione dirigenziale.
Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, l'emendamento è stato già scritto e inviato al ministro della giustizia Angelino Alfano assieme alle altre norme sugli enti locali che andranno a integrare il ddl anticorruzione. L'ipotesi di anticipare all'interno del decreto legge sulla finanza locale (dl 2/2010) le disposizioni del Codice delle autonomie sui controlli nei comuni è stata infatti accantonata dal governo.
Ieri in mattinata il ministro per la semplificazione, Roberto Calderoli, a cui il cdm venerdì scorso aveva affidato il compito di sondare il terreno, ha incontrato i vertici di Anci e Upi, ma si è dovuto arrendere difronte al no delle due associazioni contrarie a un provvedimento ad hoc sugli enti locali. Gli articoli 29 e 30 del Codice autonomie transiteranno dunque integralmente nel ddl Alfano. Ieri, i tecnici del ministro Calderoli hanno lavorato a una versione semplificata delle norme, ma alla fine si è deciso di recepire le due disposizioni così come sono nel testo approvato lo scorso 19 novembre dal consiglio dei ministri. Tra le novità l'estensione del parere di regolarità contabile, il rafforzamento del parere di congruità in materia di appalti e la possibilità di prevedere controlli di regolarità non solo preventivi ma anche successivi e a campione.
Un'altra novità dell'ultim'ora potrebbe riguardare le regioni. Non potrebbero essere più eleggibili i governatori che hanno causato dissesti per gravi violazioni di legge (art.126, comma 1, della Costituzione). L'ineleggibilità per il momento sarebbe limitata ai presidenti di regione, ma potrebbe anche essere estesa ai sindaci. Anche su questo punto però al momento non c'è accordo nella maggioranza. Il timore che una norma del genere possa spingere molti sindaci a non dichiarare lo stato di dissesto per salvare la poltrona è forte.
FONTE: ITALIA OGGI

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