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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: LE NOVITA' PER SEPARATI ED ANZIANI.

Primo dato: ai tempi dell'Ici, sei case su dieci erano esenti dall'imposta, in quanto abitazioni principali. Secondo dato: le prime case erano più numerose dei proprietari. Bisogna partire da questi due numeri per capire il perché di tante norme restrittive sull'Imu: dalla regola che considera come seconde case le abitazioni concesse in uso gratuito ai parenti, fino a quella – appena introdotta dal Parlamento convertendo il decreto fiscale – secondo cui ci può essere una sola abitazione principale per ogni famiglia.
Se l'obiettivo era chiaro fin dal decreto salva-Italia di dicembre, cioè ridurre di numero i 19,7 milioni di abitazioni principali, non si può dire che siano ugualmente chiare le regole. Anzi, per rendere l'Imu davvero "a misura di famiglia", servono ancora diversi chiarimenti. La legge 44/2012, convertendo il Dl 16, ha modificato la nozione di abitazione principale, prevedendo la necessità che in essa risieda e dimori non solo il contribuente, ma anche il suo nucleo familiare. Quindi, bisognerà in primo luogo definire con precisione cosa si intenda per «nucleo familiare», posto che, al momento, l'unica nozione esistente nell'ordinamento è quella anagrafica. Se così fosse, però, la norma sarebbe inutile, poiché in caso di residenze separate dei due coniugi, costituendo ciascuno di essi un autonomo nucleo familiare, avrebbero sempre diritto alle agevolazioni di legge (aliquota base dello 0,4%, modificabile dello 0,2% in più o in meno dal Comune, e detrazione di 200 euro maggiorata di 50 euro per ogni figlio convivente di età non superiore a 26 anni).
Irragionevole appare inoltre la specificazione secondo cui se ciascun componente del nucleo assume residenza separata nell'ambito dello stesso Comune, l'abitazione principale può essere solo una. Innanzitutto, una simile preclusione non può operare sempre e comunque, perché non si vede come impedire che il figlio maggiorenne prenda residenza per conto suo in un altro immobile di proprietà e benefici del trattamento agevolato previsto dal Dl 201/2011 per l'abitazione principale.
Non si vede poi per quale ragione la previsione antielusiva si riferisca solo alle residenze separate nello stesso Comune e non anche in Comuni diversi. Quest'ultima è infatti la fattispecie più problematica: basti pensare alle seconde case nei Comuni turistici. Ma d'altra parte potrebbero esserci casi in cui i coniugi hanno la residenza e la dimora in città diverse per effettive esigenze di lavoro, e quindi serve un chiarimento che eviti inutili contestazioni tra contribuenti e amministrazioni locali.
Dovrebbe invece essere risolto il caso dei coniugi separati o divorziati con casa assegnata a uno dei due. In questa ipotesi, la legge di conversione del decreto ha previsto che il diritto del coniuge assegnatario sia sempre equiparato, ai fini Imu, al diritto di abitazione. Ne deriva che l'unico soggetto passivo sarà per l'appunto l'assegnatario, che avrà diritto per intero alla detrazione di 200 euro e alla maggiorazione di 50 euro per figlio. Il coniuge non assegnatario, invece, potrà beneficiare delle agevolazioni per l'abitazione principale sull'immobile eventualmente posseduto nel quale egli dimori e risieda, anche se situato nello stesso Comune: in precedenza, invece, c'era il limite del territorio comunale.
La versione finale della norma riferita alle unità immobiliari degli anziani e disabili non sembra, infine, venire pienamente incontro alle esigenze degli interessati. Si tratta infatti di una mera facoltà di assimilazione all'abitazione principale, rimessa alla decisione del Comune, al pari di quella stabilita per l'unità immobiliare non locata degli italiani residenti all'estero iscritti all'Aire. Così come congegnata, la norma non sembra evitare il pagamento della quota d'imposta erariale, perché l'esonero da quest'ultima riguarda solo le ipotesi in cui l'aliquota base è per legge, e non per regolamento, lo 0,4%: di conseguenza, se il Comune riducesse l'aliquota allo 0,4% dovrebbe comunque versare lo 0,38% allo Stato, di fatto azzerando il proprio gettito. Il che rende complesso concedere lo sconto.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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