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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: A GIUGNO SUPER-ACCONTO SULLE CASE AFFITTATE.

Non solo case sfitte. L'Imu sarà una stangata anche per le abitazioni date in locazione, con rincari fino al 240% rispetto all'Ici per i contratti a canone libero. Entro il 18 giugno, ad esempio, il proprietario di un alloggio con una rendita catastale di 650 euro – come quello esaminato nel grafico a fianco – dovrà pagare un acconto Imu di 395,20 euro. L'anno scorso, invece, se l'era cavata con un importo compreso tra 162,50 euro (nei pochi Comuni che applicavano l'Ici allo 0,5%) e 227,50 euro (in quelli, più numerosi, che avevano fissato l'aliquota allo 0,7%).
A questo primo versamento, però, bisogna aggiungere il saldo da pagare entro il 17 dicembre. E qui i proprietari dovranno fare i conti con gli eventuali aumenti decisi dai sindaci. Per quello stesso alloggio, con un'aliquota Imu dell'1,06% il conto annuo arriverebbe 1.102,40 euro: cifra che fa impallidire l'importo complessivo dell'Ici 2011 (da 325 a 455 euro).
Oltretutto, l'appuntamento di dicembre sarà complicato dalla ripartizione dell'Imu tra quota statale e comunale (da indicare in due righi diversi del modello F24, con i codici tributo 3918 e 3919). Se a giugno basterà dividere l'importo per due, a dicembre si dovrà ricalcolare la quota erariale secondo l'aliquota dello 0,38% e fare il conguaglio della quota municipale alla luce dell'aliquota comunale.
Certo, i Comuni hanno la possibilità di ridurre fino allo 0,4% l'aliquota dell'Imu sugli immobili locati, ma le condizioni della finanza locale non lasciano molta speranza. Anche perché, con il meccanismo della quota statale fissa, ogni euro di sconto sarà integralmente a carico delle casse municipali. Di fatto, se il gettito dell'Imu calcolcata applicando l'aliquota base nazionale è 1.000, la quota erariale sarà sempre 500, anche se il Comune dovesse ridurre a 800 l'imposta dovuta. Si capisce bene, quindi, che solo i sindaci delle città con un mercato delle locazioni molto esteso, o con molte case vacanze, potranno permettersi di sostenere gli sconti.
I rincari dei Comuni
Ancora più delicato è il fronte dei contratti a canone concordato. In questi casi, molti Comuni avevano previsto aliquote Ici ridotte o azzerate per incentivare i proprietari ad accettare un canone calmierato a favore dell'inquilino.
L'acconto Imu di giugno, invece, dovrà essere calcolato sulla base dell'aliquota ordinaria dello 0,76%, e la possibilità di una riduzione del prelievo dipenderà dalle scelte dei Comuni. Il monitoraggio condotto nei giorni scorsi da Confedilizia sulle prime delibere Imu, tuttavia, mostra che solo La Spezia (0,46%) e Alba (0,4%) hanno adottato aliquote inferiori allo standard per i canoni concordati, con un prelievo che risulta in ogni caso più elevato di quello Ici. Sui contratti a canone libero, invece, nessuno è sceso sotto lo 0,76 per cento. Ma si tratta pur sempre di decisioni interlocutorie, perché non peseranno ai fini dell'acconto e perché potranno essere corrette fino al 30 settembre.
Il taglio della deduzione
A conti fatti, per i contribuenti con i redditi più bassi - in genere inferiori a 28mila euro – il rincaro dell'Imu è in grado di rosicchiare praticamente tutto il risparmio derivante dalla scelta della cedolare secca. Scelta che peraltro non è sempre possibile a norma di legge o vantaggiosa sotto il profilo economico, perché chi opta per la tassa piatta deve rinunciare all'aggiornamento Istat del canone. Con il risultato che la nuova patrimoniale finisce per pesare di più soprattutto sui redditi inferiori (si veda ancora il grafico a fianco).
Sugli affitti incombe poi un'altra minaccia, contenuta nel disegno di legge della riforma del lavoro: la riduzione dal 15 al 5% della deduzione forfettaria del canone, per i proprietari che non scelgono la cedolare secca. Un rincaro che potrebbe scattare dal 2013, rendendo ancora più pesante il carico su coloro che non possono optare per l'imposta sostitutiva.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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