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NOVITÀ NORMATIVE

CON L'IMU A RISCHIO LE ENTRATE COMUNALI.

La «rivolta fiscale» annunciata dal Carroccio ha molto a che fare con le amministrative di domenica prossima e con i problemi dei partiti a farsi sentire dagli elettori colpiti dai tanti scandali di questi mesi; sull'Imu, comunque, lo scontro fra Governo e amministratori locali è frontale, ha già un calendario fitto di eventi (domani a Roma la conferenza stampa «Imu, no grazie», la manifestazione del 24 a Venezia, e così via) ed è stato riacceso dalla diffusione nei giorni scorsi delle prime stime ministeriali sul gettito.
Il meccanismo
Il problema è che i frutti dell'Imu calcolati dal Governo guidano i tagli al fondo di riequilibrio trasferito ai Comuni, che oltre ai tagli generali disposti dalle manovre dovrà rinunciare a una quota pari alla differenza fra l'Ici del 2010 e l'Imu del 2012. Secondo i sindaci, però, le tabelle ministeriali sono viziate da un grave eccesso di "ottimismo". «Domani – spiega il presidente dell'Anci, Graziano Delrio – dimostreremo che a conti fatti i Comuni otterranno dall'Imu il 25-30% in meno di quello che incassavano con l'Ici», e secondo le analisi condotte in queste settimane dall'Ifel, l'istituto per la Finanza e l'economia locale dell'Anci, non mancano i casi in cui il crollo di entrate raggiunge il 50 per cento. Un quadro diverso è invece disegnato dai numeri diffusi dal ministero dell'Economia.
Nelle città
A Roma, per esempio, Via XX Settembre calcola in quasi 1,1 miliardi le risorse destinate al Campidoglio, che nell'ultimo consuntivo (2010, anno di riferimento per i confronti) aveva superato di pochissimo i 650 milioni di euro accertati. Tra le città principali, va registrato il botto ancora più fragoroso di Padova, che secondo i numeri dell'Economia passerà dai 50 milioni di Ici accertati nell'ultimo consuntivo ai quasi 83 "garantiti" dall'Imu, con un aumento del 65,6 per cento. Fiumi di risorse (e quindi di tagli compensativi) sono previste anche a Torino, Bologna, Prato, Verona, Milano e Napoli, mentre all'estremo Sud la situazione si inverte e l'Imu di Catania e Reggio Calabria sembra destinata a rivelarsi più leggera di oltre il 40 per cento rispetto all'Ici.
La forbice Nord-Sud si spiega con il funzionamento dell'imposta, che aumenta (in genere del 60%) le basi imponibili, fa crescere le aliquote ma impone ai Comuni di girare allo Stato il 50% di quanto raccolto sugli immobili diversi dall'abitazione principale. Un sistema del genere diminuisce le risorse fiscali nelle aree dove le rendite catastali sono leggere, perché in quel caso la divisione a metà del gettito fra Stato e Comune pesa di più rispetto ai nuovi moltiplicatori da applicare all'imponibile.
Nel confronto bisogna ovviamente tener conto del fatto che nel 2010 l'Ici sull'abitazione principale era coperta da un trasferimento compensativo, che comunque alimentava il fondo di riequilibrio: l'effetto Imu vale infatti tagli per 3,2 miliardi, metà dei quali legati all'abolizione dell'Irpef sui redditi fondiari.
I «gabellieri»
Nel mirino dei sindaci c'è tutto questo, a partire dalla quota erariale che mette gli enti in prima fila nella riscossione di un'imposta destinata per una parte importante al bilancio statale. In questo quadro, i «correttivi» del decreto fiscale hanno finito per accentuare i problemi: i tempi supplementari per fissare le aliquote manterranno l'incertezza anche dopo la chiusura dei bilanci preventivi, mentre la griglia più rigida imposta all'autonomia tributaria impedirà ai sindaci anche di riconoscere gli incentivi per i dipendenti che lavorano nella lotta all'evasione.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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