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NOVITÀ NORMATIVE

IMU SUI TERRENI: SUGLI ORTI URBANI NON SI PAGA.

Sono soggetti al pagamento dell'Imu anche i terreni incolti che prima erano esclusi dal campo di applicazione dell'Ici. Oltre ai terreni agricoli la nuova imposta colpisce i terreni diversi da quelli fabbricabili e da quelli utilizzati per l'esercizio delle attività agricole. Dunque, anche quelli coltivati in modo occasionale.
Del resto l'articolo 9 del decreto legislativo 23/2011, istitutivo della nuova imposta municipale, prevede che sono soggetti al prelievo i terreni. Mentre la disciplina Ici faceva esclusivo riferimento ai terreni agricoli. In effetti, i terreni sono suscettibili di produrre due tipologie di reddito.
Il reddito dominicale, che è quella parte di reddito che remunera la proprietà, e il reddito agrario, che consegue all'esercizio dell'attività agricola sul fondo. Il reddito dominicale si determina mediate l'applicazione delle tariffe d'estimo stabilite dalla legge catastale, per ciascuna classe e qualità del terreno.
Il ministero delle finanze, con circolare n. 9 del 14 giugno 1993, ha delimitato la definizione di terreno agricolo ai fini Ici, precisando che non erano soggetti a imposizione i terreni che non avessero i requisiti propri né delle aree agricole né di quelle fabbricabili e precisamente: gli appezzamenti sui quali sono esercitate attività agricole solo occasionalmente, in forma non imprenditoriale, coltivati senza alcuna struttura organizzativa (cosiddetti «orticelli»); i terreni incolti o che risultano normalmente inutilizzati.
Terreni agricoli, secondo la definizione contenuta nell'articolo 2135 del Codice civile, sono quelli utilizzati per l'esercizio dell'attività agricola, ovvero la coltivazione del fondo, la silvicoltura, l'allevamento animali e le attività connesse.
In base all'articolo 13 del dl Salva-Italia (201/2011), che ha anticipato l'Imu in via sperimentale, il valore dei terreni agricoli su cui calcolare l'imposta è ottenuto moltiplicando il reddito dominicale risultante in catasto, vigente al 1° gennaio dell'anno di imposizione, rivalutato del 25%, per 135.
La norma, invece, prevede un trattamento agevolato per i coltivatori diretti e gli imprenditori professionali iscritti nella previdenza agricola, per i quali il moltiplicatore di riferimento è ridotto a 110, anche se i terreni non vengono coltivati.
Quest'ultima previsione è contenuta nell'articolo 4 della legge di conversione del dl fiscale (16/2012), che rafforza ancor di più la tesi della tassabilità dei terreni inutilizzati. Per quanto concerne il soggetto obbligato al pagamento per i terreni incolti valgono le regole generali. È tenuto a versare l'imposta il proprietario o il titolare di altro diritto reale di godimento (usufrutto, uso).
Pertanto, nel caso che un orto sia dato in comodato da un comune a un agricoltore, sull'immobile l'imposta non è dovuta perché il comodatario non è soggetto passivo e l'amministrazione comunale non è tenuta a versare la quota del 50% riservata allo stato.
FONTE: ITALIA OGGI

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