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NOVITÀ NORMATIVE

POSSESSO E DIRITTO REALE DI GODIMENTO FANNO PAGARE L'IMU.

Solo il possesso di diritto di un immobile obbliga al pagamento dell'Imu. L'unica eccezione è rappresentata dal coniuge assegnatario dell'immobile, che è obbligato al pagamento della nuova imposta locale anche nei casi in cui non sia né proprietario né titolare di altro diritto reale di godimento sul bene.
Come per l'Ici, non sono invece soggetti al prelievo il locatario, l'affittuario o il comodatario. Il tributo è infatti dovuto dai contribuenti per anni solari, proporzionalmente alla quota di possesso dell'immobile e in relazione ai mesi dell'anno per i quali il bene è stato posseduto. Se il possesso si è protratto per almeno 15 giorni, il mese deve essere computato per intero.
L'articolo 9 del decreto legislativo 23/2011 stabilisce che oltre al proprietario dell'immobile, sono obbligati al pagamento anche il titolare del diritto reale di usufrutto, uso, abitazione. Va precisato che la prova della proprietà o della titolarità dell'immobile non è data dalle iscrizioni catastali, ma dalle risultanze dei registri immobiliari.
In caso di difformità è tenuto al pagamento dell'Imu il soggetto che risulta titolare da questi registri (commissione tributaria regionale del Lazio, prima sezione, sentenza 90/2006). Quindi, per l'assoggettamento agli obblighi tributari non è probante quello che risulti iscritto in catasto.
Soggetto passivo è anche il superficiario, l'enfiteuta, il locatario finanziario e il concessionario di aree demaniali. Rientra tra i diritti reali, poi, il diritto di abitazione che spetta al coniuge superstite, in base all'articolo 540 del codice civile. Non è soggetto al prelievo fiscale, invece, il nudo proprietario dell'immobile. Allo stesso modo, non sono obbligati al pagamento dell'imposta il locatario, l'affittuario e il comodatario, in quanto non sono titolari di un diritto reale di godimento sull'immobile, ma lo utilizzano sulla base di uno specifico contratto.
Che il semplice possesso non obblighi al pagamento dell'Ici, lo aveva chiarito la Cassazione (sentenza 18476/2005) a proposito del coniuge che risulti assegnatario dell'immobile, in caso di separazione. Secondo la Cassazione, se il giudice assegna a un coniuge l'abitazione dell'ex casa coniugale, il soggetto assegnatario non è tenuto al pagamento dell'imposta. Il giudice non ha, infatti, il potere di costituire diritti reali di godimento sull'immobile, quali quelli di uso e abitazione, ma può decidere solo in ordine all'attribuzione di un diritto personale sulla casa familiare a favore di un coniuge. L'assegnatario ha un diritto di godimento del bene di natura personale e non reale.
Dunque, non dovrebbe pagare neppure l'Imu. Tuttavia il legislatore, in sede di conversione del dl 16/2012, con una evidente forzatura ha posto a carico dell'assegnatario dell'immobile l'obbligo di pagare il tributo. L'articolo 4, comma 12-quinquies, del dl sulle semplificazioni fiscali prevede espressamente che, solo per l'Imu, l'assegnazione della casa coniugale a favore di uno dei coniugi, disposta a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, «si intende in ogni caso effettuata a titolo di diritto di abitazione».
Infine l'utilizzo di un immobile o il possesso di fatto non possono essere inquadrati giuridicamente come diritto d'uso. In base all'articolo 1021 del codice civile, chi è titolare di questo diritto può servirsi della cosa che ne forma oggetto e, se è fruttifera, può raccogliere i frutti per quello che è necessario ai bisogni personali.
FONTE: ITALIA OGGI

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